Attualmente rappresentano una goccia nell'oceano, ma la loro presenza su strada è destinata ad aumentare nei prossimi anni. E un autoriparatore moderno, attento alle evoluzioni del mercato, deve essere pronto a saperle “mettere sotto i ferri”. Parliamo delle auto ibride - ma anche delle elettriche pure -, una nuova frontiera della mobilità destinata a diffondersi con maggiore incidenza nel futuro.

In questo momento, le “ricaricabili” rappresentano appena l'1% del mercato europeo ma, secondo i dati dell'Eafo (Osservatorio europeo per le alimentazioni alternative), la loro crescita è evidente. I numeri parlano chiaro: da gennaio ad agosto 2016, nell'Ue sono state immatricolate 119.766 vetture di questo tipo, con un incremento del 18% rispetto allo stesso periodo del 2015. E nei tempi che verranno, questo valore è destinato a incidere maggiormente, con una quota-mercato dunque sempre più rilevante.

Ecco perché un meccanico deve essere pronto a rispondere alle nuove esigenze legate a questo tipo di veicoli. Ma di che cosa si tratta? Partiamo dalla definizione generale: un'auto ibrida è un veicolo nel quale sono presenti due o più convertitori di energia, tipicamente un motore a combustione interna e uno elettrico che agisce “di supporto” a quello classico.

Le tecnologie sono differenti: conosciamole nel dettaglio. Una prima tipologia, definiamola basica è quella delle cosiddette “Micro Hybrid”. Queste vetture offrono semplicemente la possibilità di percorrere in modalità alternativa, ossia elettrica, pochi metri.

Sempre più diffuso, e vicino al concetto di veicolo ibrido, è invece il sistema Ima (Integrated Motor Assist) che equipaggia molte vetture e può essere etichettato come “Mild Hybrid”. Queste tipologie di auto dispongono di norma di un piccolo propulsore elettrico, solitamente alloggiato tra motore a scoppio e frizione, capace di fornire potenza supplementare alla trazione: in sostanza, questa propulsione alternativa non soltanto utilizza lo “Start&Stop”, ma aiuta anche il motore termico in fase di accelerazione. L'energia sprigionata in fase di decelerazione, poi, viene utilizzata per ricaricare le batterie.

Una terza declinazione è quella “Full Hybrid”. In questo caso, la vettura è in grado di percorrere piccoli tratti di strada a emissioni zero, con un risparmio ovviamente anche in termini di spesa per il carburante tradizionale. Una soluzione indicata soprattutto per chi si sposta molto in città, dove non serve viaggiare a velocità elevate e la richiesta di benzina o gasolio, causa traffico, sale parecchio. Queste vetture - come la Toyota Prius o la Lexus Ct200h, per citare due esempi diffusi - sfruttano motori a ciclo Atkinson, nei quali il rapporto di espansione è maggiore rispetto a quello di compressione, con il vantaggio di una maggiore efficienza rispetto ai classici “ciclo Otto”.

plug-in hybridE ci sono ancora due categorie di auto legate alla nuova frontiera tecnologica. La prima è quella delle “Plug-in hybrid electric vehicle” (Phev), veicoli ibridi le cui batterie devono essere ricaricate tramite fonte esterna (la classica presa che si trova nelle colonnine pubbliche apposite, ma ci sono anche soluzioni domestiche). Offrono numerosi vantaggi grazie a motori elettrici più grandi e potenti che, dunque, consentono di muovere senza problemi le auto fino a velocità medio alte. L'unico problema, finora, è stato legato a batterie costose e piuttosto invasive all'interno del veicolo, ma i nuovi studi promettono l'arrivo - in tempi nemmeno troppo lontani - di accumulatori più piccoli, leggeri e performanti.

Infine, ecco le “Extended-Range” - per citare un esempio, la Opel Ampera - che si muovono sempre in modalità elettrica, ma utilizzano anche un motore termico per ricaricare le batterie, che possono comunque essere “rabboccate” anche mediante presa. Hanno un'autonomia reale di qualche decina di chilometri.

Conoscere a fondo queste tecnologie, e come intervenire in caso di problemi, è d'obbligo per un autoriparatore moderno poiché la quota di mercato, come abbiamo detto, è destinata a crescere parecchio nei prossimi anni. E in questo contesto non si può trascurare una componente fondamentale: le batterie al litio. Sono una parte di rilievo nei sistemi ibridi e dobbiamo ricordare ai nostri clienti di controllarle spesso tramite sistemi di gestione Bms, componente tecnica che si evolve a velocità notevole. Fondamentale, anche in questo caso, che il meccanico sia sempre “sul pezzo” e adeguatamente informato. Attenzione anche alla centralina di gestione: la rete Can-Bus permette di scambiare informazioni fra tutte le centraline e i sensori del veicolo, rivelandosi quindi un alleato prezioso in caso di problemi.

Inutile negarlo, insomma: il mondo della mobilità sta cambiando, con i veicoli ibridi ed elettrici pronti a prendere sempre più piede in futuro. Guai, per gli “autoriparatori 2.0”, farsi trovare impreparati.

In tempi di ‘nativi digitali’, la tecnologia non può mancare nemmeno nelle autofficine. Ma bisogna utilizzarla (e sfruttarla) al meglio, con la dovuta attenzione. Altrimenti, si corre il rischio che la modernità - ripetiamo: ormai è un elemento necessario per fare business - diventi una pericolosa arma a doppio taglio.

Oggi, per esempio, l’indirizzo e-mail dell’officina è il ‘minimo sindacale’ per chi vuole stare al passo con i tempi. Non tutti, però, hanno la pazienza di monitorarla con la dovuta accortezza: e così, molte caselle finiscono per esaurire lo spazio senza che il meccanico, in questo caso fin troppo distratto, se ne accorga. Il risultato? Il cliente che ci scrive - e non è una eventualità così infrequente! - si vede recapitare indietro il messaggio, con tutto il possibile ‘fastidio’ che ne deriva. Molti preferiscono, anche per motivi di praticità, utilizzare la mail come primo approccio  e in caso di un responso negativo come quello illustrato possono farsi un’opinione per nulla positiva dell’autofficina.

E, in quanto a tecnologia, si può fare anche un secondo esempio, basato su un’esperienza reale. Federico (nome di fantasia) è in cerca di un pezzo di ricambio per la sua auto. Dopo il guasto, decide di mettersi al computer e andare ‘a caccia’ delle officine presenti in zona. Ne individua tre. Alla prima telefonata non gli danno molte speranze: “È un ricambio particolare - gli dicono - e non così facilmente reperibile. Ci richiami la prossima settimana”. Gentili, ma non risolutivi.

È tempo di fare il secondo tentativo. Una rapida occhiata al sito dell’autoriparatore, ecco il numero che si compone sulla tastiera e, dall’altra parte del filo, ecco… una risposta molto simile. “Avremo probabilmente bisogno di qualche giorno. Ci può contattare dopodomani, così le diamo tempistiche più certe sull’arrivo del componente?”.monitorare le email in officina è importante

Federico, allora, decide di provarci anche con la terza azienda della zona. Accede al suo sito internet e sceglie di seguire una strada diversa. ‘Hai bisogno di un ricambio? Compila il nostro form!’, si legge. Chiedono i dati dell’automobilista, compresi indirizzo e-mail, cellulare e c’è, ovviamente, uno spazio per dettagliare la richiesta. Il nostro protagonista, con dovizia di particolari, spiega che cosa sta cercando. Utilizza fiducioso questo strumento, sperando in una risposta solerte. È un martedì pomeriggio.

Federico ha voglia di rimettere in forma la sua auto al più presto. Intanto, le ore passano. Si chiede quando l’officina, contattata telematicamente, risponderà alla sua richiesta. “Che faccio, chiamo?”, si domanda. E poi si dice che non è il caso di essere stressante: “Sicuramente hanno letto quanto ho scritto. Attendo un attimo”. Il tempo passa, inesorabile. E così, trascorre anche il secondo giorno da quando ha inviato la sua richiesta. “Ma ci vuole così tanto a darmi un riscontro? Questa azienda non mi sembra affidabile” è il pensiero, secco e deciso, di Federico, che aggiunge: “Hanno perso un potenziale cliente”. Il giorno seguente, contatta telefonicamente la seconda officina che, nel giro di qualche ora, gli procura il componente desiderato. ‘Caso’ archiviato.

Qual è la considerazione finale che possiamo fare? Va rimarcato che la tecnologia, oggigiorno, è basilare per ogni azienda che si rispetti. Gli automobilisti ‘attempati’ spesso ricorrono alle competenze dei loro familiari o amici più giovani per trovare in Rete una soluzione ai problemi delle proprie auto. Gli strumenti offerti da Internet, per fare business, sono dunque indispensabili al meccanico moderno. Ma se decidete di ricorrere ai canali telematici… occhio! Attivarli, e poi trascurarli, può diventare un boomerang. Tenetelo bene a mente.  

Categoria: Marketing