In futuro prenderanno sempre più piede. Le auto elettriche e ibride, la cui diffusione oggi è ancora marginale rispetto ai veicoli tradizionali legati al petrolio, sono destinate a conquistare importanti fette di mercato. Secondo le stime della Commissione europea, elettriche e ibride costituiranno il 3-4% del totale entro il 2020, ma la quota potrebbe salire al 30% nei successivi dieci anni.

E così, gli autoriparatori devono essere pronti a “mettere le mani” su queste tipologie di auto. In Italia, oggi, non esiste una normativa che obbliga i meccanici a seguire un corso o a ottenere una certificazione per lavorare sulle vetture elettriche o ibride. Però, se dovesse verificarsi un infortunio, entrerebbe in gioco la legge 186 del 1968. Che cosa specifica la normativa? L’articolo 1 specifica che “tutti i materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici devono essere realizzati e costruiti a regola d’arte”, mentre il successivo (e ultimo) punto della legge precisa che “i materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici realizzati secondo le norme del Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI) si considerano costruiti a regola d’arte”.  Dunque, in caso di problemi ed eventuale contenzioso, è prevista una verifica della conformità della “regola d’arte”.

Insomma è meglio cautelarsi, ma soprattutto bisogna essere preparati a operare su questo tipo di auto. Nei veicoli elettrici, la tensione di alimentazione del motore raggiunge valori di parecchie centinaia di volt; quindi, gli addetti alla manutenzione sono esposti a un rischio elettrico molto più significativo rispetto alle automobili tradizionali.

La normativa di riferimento, per chi mette le mani su vetture elettriche o ibride è la CEI 11-27 IV edizione. La disposizione entrata in vigore nel 2014 specifica come, pur non essendoci una precisa e rigida organizzazione aziendale per la progettazione ed esecuzione in sicurezza dei lavori elettrici, sia necessario individuare due nuove figure per la sicurezza nei lavori elettrici oltre a quelle, già previste in precedenza, di Responsabile Impianto (RI) e Preposto ai Lavori (PL). Le nuove figure sono quelle di Persona o Unità Responsabile dell’impianto elettrico (URI) e di Persona o Unità Responsabile della realizzazione del Lavoro (URL). La URI è “la unità alla responsabilità complessiva per garantire l’esercizio in sicurezza di un impianto elettrico mediante regole ed organizzazione della struttura aziendale durante il normale esercizio dell’impianto”, mentre la URL si definisce come “l’Unità o Persona alla quale è demandato l’incarico di eseguire il lavoro”. La CEI 11-27 del 2014, dunque, è la normativa di riferimento, ma è necessario seguire anche la CEI EN 50110-1 “Esercizio degli impianti elettrici”, così come il Decreto Legislativo 81/2008 “Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro”.

Dispositivi di protezione per meccanico che opera su auto elettricheTenete conto di una cosa: la CEI 11-27 IV EDIZIONE nasce per essere applicata a operazioni e attività di lavoro su impianti elettrici a tensione inferiore a 1.000 Volt e così non mancano le esclusioni eccellenti tra le quali i veicoli a trazione elettrica. In assenza, però, di disposizioni specifiche legate alla mobilità elettrica, i principi di questa normativa si applicano anche alle esclusioni.

Per operare in sicurezza, dunque, è necessario adottare i DPI (Dispositivi di protezione individuale) e le attrezzature per lavori sotto tensione, scegliendoli e utilizzandoli al meglio. Si tratta per esempio di scarne antifortunistica con suola in gomma e senza puntale di ferro, attrezzi dai manici isolati, guanti in gomma specifici ed occhiali o visiere per proteggere gli occhi da eventuali scintille. Come orientarsi? Anzitutto, è necessario che il meccanico che opera su un veicolo ibrido ed elettrico deve essere stato formato e informato sui rischi derivanti dai lavori su apparecchiature elettriche, diventando quindi un PES-PAV (Persona esperta - Persona avvertita). Per assumere questa qualifica, è necessario partecipare a un corso di formazione che fornisca le competenze necessarie. Questa iniziativa ha la durata di 14 ore effettive, 10 delle quali legate al livello 1A “Conoscenze teoriche” e 4 ore per il 2A “Conoscenze teoriche di base per lavori sotto tensione”.

L’imprenditore, una volta che il proprio collaboratore ha seguito il percorso formativo, avrà così la possibilità di attribuire la qualifica PES/PAV all’operatore attraverso la compilazione di un modulo, da approntare in doppia copia e che deve essere firmato sia dal datore di lavoro, sia dall’incaricato interno all’azienda. Il collaboratore con attribuzione PES/PAV potrà svolgere la manutenzione, dunque, nel rispetto delle istruzioni dettate dalla normativa vigente. È possibile anche produrre un’autocertificazione, basata su conoscenze teoriche e pratiche, oltre che delle normative vigenti: il documento deve essere legato a percorsi formativi antecedenti o esperienze lavorative pregresse sugli impianti trattati. Fondamentale ricordare una cosa: per operare su un veicolo ibrido ed elettrico è necessario essere consapevoli dei rischi dell’elettricità sul corpo umano, conoscendo quali sono le procedure da seguire in caso di incidente, kit attrezzi isolatil’abbigliamento e la strumentazione da utilizzare durante i lavori. E’ anche consigliabile riservare un’apposita area differenziata e ben delimitata in officina per la riparazione di queste vetture. Infine è opportuno non lavorare mai da soli su un auto elettrica ma in coppia, in modo che un collega possa sempre intervenire in caso di  necessità.

E le Case costruttrici, in tutto questo, come si pongono? Alcuni marchi richiedono il sezionamento della vettura (messa in sicurezza della stessa) mediante interruttore o sezionatore che, andando a interrompere il circuito di alta tensione, consente di operare sulla vettura. E questo vale per tutte le parti dell’automobile “griffata” dalla Casa. Altri costruttori, invece, contemplano il sezionamento soltanto per intervenire su alcuni sistemi del veicolo, mentre per altri sistemi non è fondamentale sia così.

Insomma, è bene essere pronti a entrambe le eventualità, seguendo le prescrizioni delle singole Case in merito alle vetture ibride o elettriche. L’importante è essere preparati!

Giovedì, 25 Febbraio 2016 08:38

Evolversi per non estinguersi - Seconda parte

(2 parteAbbiamo visto, nell’articolo precedente, come il benessere e la crescita economica degli anni Cinquanta-Sessanta siano stati il volano fondamentale per far nascere nuove aziende di autoriparazione. Allora…

I nuovi meccanici nascevano, prevalentemente, all’interno del settore e venivano formati sulla base di quanto faceva il loro titolare. Tutto ciò, inoltre, era facilitato da una domanda di riparazione in continua crescita grazie alle prepotente motorizzazione del Belpaese in quegli anni: tra il 1951 e il 1961, il numero di vetture circolanti era aumentato del 476%. Tempi di vacche grasse, ma anche una situazione che, come si è visto, in Italia non poteva durare.

Essere imprenditori, infatti, non vuol dire improvvisazione; anzi, implica di possedere determinati requisiti, per distinguersi e posizionare la propria azienda sul mercato, come:

  • Competenze manageriali e di leadership
  • Capacità di lavorare in gruppo e motivare le persone al raggiungimento di obiettivi comuni e condivisi
  • Comunicazione tra collaboratori e clienti
  • Gestione dello stress e delle emozioni
  • Gestione delle risorse umane
  • Innovazione e sviluppo della creatività
  • Competenze organizzative
  • Tecniche di analisi e di gestione
  • Progettazione e organizzazione del lavoro
  • Conoscenza e implementazione delle nuove tecnologie
  • Progettazione e organizzazione di corsi di formazione
  • Competenze strategiche
  • Capacità di individuare vision e mission aziendali
  • Capacità di individuare gli obiettivi e i valori comuni
  • Analisi del mercato con l’individuazione dei nuovi trend
  • Analisi della concorrenza
  • Analisi del posizionamento competitivo dell’azienda
  • Identificazione dei punti di forza e debolezza aziendali
  • Analisi della clientela attraverso un CRM
  • Gestione strategica dell’azienda.

Imprenditore che consulta le statistiche di mercatoIl problema, cifre alla mano, è che il numero degli autoriparatori presenti in Italia è diventato superiore alla domanda di manutenzione e riparazione; inoltre, le aziende sono piccole e non strutturate. Come se non bastasse, la sfavorevole congiuntura economica partita nel 2008 ha fatto sì che l’automobilista sia meno fedele e rincorra il prezzo basso anche con l’utilizzo di Internet, canale sempre più ‘a portata di tutti’.

Oggi, c’è maggiore attenzione da parte di chi decide di acquistare un bene o un servizio. Saper riparare un’auto non basta più! Negli anni ’60 in Italia il marketing, non serviva, o comunque era considerato superfluo, complice il boom economico vissuto dalla nostra nazione nel secondo Dopoguerra. Negli Stati Uniti, sempre nello stesso periodo, si comincia a parlare di posizionamento di marca e di ‘brand’. Il posizionamento di marca è la disciplina alla base del marketing secondo la quale ogni azienda deve lavorare in una direzione molto chiara: essere presente nella mente del cliente come scelta preferita di quest’ultimo. Non è un caso che succedesse proprio negli Usa: l’America veniva da un lungo periodo di recessione, complice la crisi del 1929, e dopo 30 anni si stava lasciando il peggio alle spalle. Gli Stati Uniti ripartivano, c’era un proliferare di aziende che affollava il mercato con prodotti e/o servizi simili nella maggior parte dei settori. Era, dunque, necessario che le imprese si differenziassero con un posizionamento di marchio. Nasceva una cultura.

Il quadro economico pre-crisi del 2008 non tornerà più, almeno come lo intendiamo noi. Il mercato è in contrazione, il modo di fare business è cambiato, l’economia - è un fattore ciclico e la storia lo insegna - ritornerà a crescere, ma bisogna farsi trovare pronti alla ‘nuova ondata’. Il che significa essere preparati non soltanto a livello personale, ma anche professionale. Il mondo di oggi è cambiato in maniera radicale.

E chi non saprà cogliere le nuove sfide, restando ancorato ai vecchi modelli che davano più importanza al ‘saper fare’, senza cogliere le mille sfumature del mercato attuale e futuro, andrà incontro a nuove difficoltà, con il rischio di essere travolto. Oggi siamo di fronte alla trasformazione, necessaria, in ‘autoriparatore 2.0’. Un viaggio che, noi di questo blog, vorremmo fare insieme a voi.

Cambia marcia, pensa globale, agisci locale. 

Leggi la prima parte

 

Nonostante il “tam-tam” di informazioni, in pochi – per non dire quasi nessuno – lo conoscono. Il Regolamento “Monti”, varato nel 2002 e rivisto nel 2010, è un illustre sconosciuto non soltanto per molti automobilisti, ma anche per parecchi addetti ai lavori.

Se chiedo a un autoriparatore quanto conosce il regolamento “Monti”, ufficialmente denominato “BER 1400/2002” o “461/2010”, mi risponde che ne ha sentito parlare, ma all’atto pratico non sa che cosa sia e, soprattutto, a cosa serva.

Il Regolamento BER 1400/2002 è nato per tutelare il consumatore (in questo caso l’automobilista) nella scelta del meccanico al quale rivolgersi per la riparazione della propria auto, così come in merito all’opportunità di montare ricambi non necessariamente originali ma equivalenti; tutto questo, per poter risparmiare su manutenzione e riparazione senza dover essere costretto a rivolgersi alle reti ufficiali dei costruttori, anche se l’auto rientra nel periodo legale di garanzia (2 anni).

Potrei scommetterci: quasi nessun autoriparatore informa il proprio cliente di questa possibilità. Questo, poiché non è in grado di spiegarlo, oppure perché ha paura di eseguire il lavoro e preferisce mandarlo in concessionaria.

Peggio ancora, ci sono meccanici che eseguono il lavoro non rispettando la procedura, senza documento di conformità, “dimenticandosi” di far firmare la liberatoria sulla privacy, oppure omettendo di allegare l’elenco delle operazioni esguite.

Questo comporta gravi rischi! Già, perché in caso di contestazione - cioè, se il cliente si lamenta di una manutenzione non eseguita seguendo i criteri del regolamento -, l’eventuale riparazione è a totale carico dell’officina.

Qui sotto potete scaricare e-book riassuntivo del regolamento e la procedura per eseguire un tagliando conforme ai criteri delle case auto. Leggetelo con attenzione: così eviterete di “farvi male”. 

 

 

 

Martedì, 26 Gennaio 2016 12:39

Cosa fare se la pompa dell'acqua ci abbandona

Non dovrebbe succedere ma, si sa, l'imprevisto è sempre dietro l'angolo. O sotto il cofano. E l’autoriparatore deve sempre farsi trovare pronto.

Inizialmente ciò che il nostro cliente nota è l'asta che indica la temperatura del liquido di raffreddamento del motore. Dai soliti 90° si arriva in zona rossa (130°). Carenza di liquido? Una sosta, un rapido controllo e la smentita arriva subito. Così riparte. L'asta però continua a rimbalzare da una temperatura all'altra e, in contemporanea, oltre agli avvisi sul display di fermarsi e spegnere la vettura, il nostro cliente avverte distintamente anche un calo della potenza del motore. E ci chiama preoccupato!

Nulla di allarmante: è una protezione che parte in automatico e la macchina si autotutela. Una successiva diagnosi in officina ci conferma che si tratta della pompa dell'acqua.

Che cosa succede quando la pompa dell'acqua è difettosa o si rompe?

Succede che il motore non viene più raffreddato in maniera regolare e si tende ad avere un surriscaldamento dell'impianto di raffreddamento, con il rischio di bruciare la guarnizione di testa. Questa separa il monoblocco dalla testata e regge la combustione del gasolio o della benzina. La guarnizione subisce un danno per surriscaldamento eccessivo e non arriva più a garantire una tenuta tra le due parti. A quel punto si verifica un riversamento di liquido del radiatore nelle camere di combustione.

E con la guarnizione di testa rotta, il nostro cliente non può fare nulla se non fermarsi ed aspettare che si raffreddi l'impianto, eventualmente per rabboccare. Serve un intervento di un'autofficina specializzata, aggiornata e con le informazioni tecniche giuste a disposizione.Procedura di sostituzione tratta dal manuale RTA dell'Alfa Mi.To

L'inconveniente al nostro cliente, si è verificato su una vettura del 2009, un'Alfa Romeo MiTo con motore 1.6 JTDm che ha percorso finora 90mila chilometri e questo di norma non dovrebbe mai succedere. La pompa dell'acqua è costituita da due materiali: l'acciaio, per la puleggia e l'alberino, e la plastica per il girante. Può capitare il distacco del girante dall'alberino visto la fragilità del materiale di cui è composto. Ma in ogni caso non dovrebbe succedere.

Per la sostituzione, in officina procediamo con scalzare la cinghia di distribuzione, cambia la pompa e ripristinare l'impianto dell'acqua. Quindi procediamo con lo spurgare il sistema e proviamo l’auto su strada. In un paio d'ore l'inconveniente è riparato e possiamo richiamare il nostro affezionato cliente.

Questo danno, anche se non troppo frequente, può capitare anche su auto più recenti ed ancora in garanzia, fino a quando i costruttori adotteranno lo stesso criterio di progettazione che prevede la combinazione di metallo e plastica. Per evitare questi tipi di danno basterebbe farle totalmente in metallo o mettere una spina di sicurezza tra il girante e l'alberino per evitare che, se anche la pompa si distacca, comunque la circolazione del liquido è garantita. Tendenzialmente in commercio si trovano ricambi omologati e uguali agli originali. Alcune marche però adottano il sistema ferro-plastica mentre altri optano per delle giranti in metallo, di più difficile scollatura dal suo alberino primario e sicuramente consigliate rispetto alle precedenti.

L'accoglienza e la spiegazione della riparazione al cliente.

Pompa dell'Acqua sostituita dell'Alfa Mi.ToQuando il nostro cliente arriva a ritirare l’auto, lo accoglie personalmente il meccanico che ha operato la riparazione, spiegandogli nel dettaglio l’accaduto e le operazioni eseguite. Gli viene mostrato il ricambio guasto e la confezione di quello nuovo a conferma della sostituzione e lo raccomandiamo che ogni qualvolta si accorga che l'indicatore è posizionato su temperature alte, in zona rossa e con spia accesa, di fermarsi subito e chiamarci. Infine gli mostriamo, ad ulteriore rassicurazione, il manuale di riparazione specifico della sua vettura con cui abbiamo verificato di eseguire le operazione di riparazione correttamente. Il nostro cliente, soddisfatto e certo dell’ottimo trattamento che abbiamo riservato alla sua vettura,  ritorna a casa felice.

Questa tipologia di danno può essere considerata una diffettologia: Vedi la scheda difetto 

Abbiamo realizzato questo testo grazie al caso reale che l'Autofficina Felice , nostro cliente, ci ha segnalato.

 

 

 

 

(Parte 1a) Lo dice una fonte autorevole, il Sole 24 ore: “C’è stato un periodo della nostra storia in cui i cinesi eravamo noi. Il PIL italiano cresceva di oltre l’8% l’anno, con l’insieme dei redditi da lavoro dipendente raddoppiati in appena otto anni (dal 1952 al 1960) passando da 4.503 miliardi a 8.977 miliardi di lire” (Corriere della Sera, “Quando la Cina eravamo noi: 11 domande per riscoprire gli anni del boom economico”, firmato da Enrico Marro e pubblicato il 25 marzo 2014).

Erano i favolosi tempi del ‘miracolo economico’ italiano quando, come riporta il famoso quotidiano, il benessere del nostro Paese cresceva a vista d’occhio. Tempi lontani, che stridono con quelli attuali. Sembrano passati secoli da quando, nel 1960, il PIL italiano ha toccato il record di crescita, balzando in avanti dell’8,3%. 

L’Italia delle PMI oggi, dal punto di vista imprenditoriale, è indietro di almeno 50 anni. Con la globalizzazione, chi fa impresa si è reso conto (o almeno, lo speriamo), che le competenze acquisite con l’esperienza non sono più sufficienti. D’accordo, oggi i modelli di auto sono complessivamente 445, con più di 7.000 allestimenti, ben altro quadro rispetto al 1963, quando sul mercato c’erano 68 tipi di vetture. Quindi, avere un ottimo know-how come autoriparatori è fondamentale, ma non è ‘tutto’. Diventa necessario pensare globale per agire localmente, e le competenze tecniche, se slegate da altri fattori, non bastano per emergere e garantirsi un futuro luminoso. C’è tanto, molto di più sul piatto.

Il meccanico (dovremmo dire, il titolare d’impresa in generale), dopo la crisi cominciata nel 2008 si sente smarrito, pieno di dubbi e paure sul domani. Come andrà? Cosa devo aspettarmi dal domani? La situazione delle aziende italiane - ci riferiamo a quelle medio-piccole (PMI), nella maggior parte dei casi a carattere artigianale o familiare -, sta vivendo un momento critico dal punto di vista imprenditoriale e di passaggio generazionale.

Meccanico improvvisato

Perché siamo arrivati a questo punto? E, soprattutto, come bisogna muoversi per avere ancora successo come imprenditori? È questa la ‘vera’ domanda. La risposta è che siamo arrivati a questo punto perché mancano competenze manageriali e una strategia imprenditoriale. Che fare ora, stare alla finestra e sperare che il vento cambi da solo? Questi anni difficili ci hanno insegnato che soltanto chi si evolve, chi prende la situazione di petto e si adatta alle nuove esigenze ha la possibilità di emergere.

Un tempo, il meccanico e l’imprenditore molto spesso erano dei tecnici che si stancavano di rimanere alle dipendenze del vecchio titolare e decidevano di mettersi in proprio, ‘clonando’ la precedente esperienza lavorativa.

La strategia era:

  • faccio quello che faceva il mio titolare
  • offro una qualità del prodotto e/o del servizio più alta
  • propongo un servizio migliore, con maggiore personalizzazione
  • mi affaccio sul mercato a un prezzo più basso del mio ex titolare.

Un modello che, una volta, poteva sembrare vincente: le tante aziende pronte a ‘sposarlo’ sono cresciute e prosperate per molto tempo, perché fuori c’è sempre stato un mondo che aveva bisogno di comprare. Seguendo quella strada, è stata completamente ignorata la necessità di curare il vero motore del business, quella appunto di ‘creare valore’ per generare fatturato. Nell’autoriparazione, come in molti altri settori a carattere spiccatamente artigianale, i nuovi titolari sono principalmente ex dipendenti che, acquisito il necessario bagaglio di conoscenze, decidono di percorrere da soli il loro cammino.

Negli anni ’60 le competenze tecniche, dettate dalle capacità innate e dall’esperienza maturata, bastavano a far sbocciare nuove aziende. Però mancavano altre qualità che, trascurate nel tempo, hanno finito per penalizzare molti autoriparatori: capacità di management, innovazione, organizzazione, gestione, finanza e marketing erano vocaboli sconosciuti, o quasi, per molti. E questo, alla lunga, ha finito per trasformarsi in un boomerang mortale.

Leggi la seconda parte