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L'auto del nostro cliente ha un problema abbastanza importante da risolvere. E la dobbiamo tenere in officina per parecchi giorni. Un'eventualità tutt'altro che infrequente e noi, che desideriamo offrire il miglior servizio possibile, gli mettiamo a disposizione una vettura di cortesia durante tutto il periodo. “Prendi le chiavi e vai, ci vediamo venerdì!”, gli diciamo. È tutto a posto, insomma? Non proprio. Già, perché ci sono precise normative che regolano questo servizio ed è bene conoscerle per evitare problemi, anche di natura legale.

Fermo restando che l'auto di cortesia è un “plus” importante e apprezzato dalla clientela, bisogna infatti sapere entro quali confini muoversi. Solitamente, sono tre le modalità attraverso le quali un'officina può erogare il servizio. Vediamole nel dettaglio, con tutti i pro e i contro.

La prima è mettere a disposizione un veicolo già di proprietà dell'azienda, alla quale è intestato il mezzo. In questo caso, la vettura è immatricolata a uso privato e il suo utilizzo è consentito, oltre che al proprietario, anche ad altri soggetti autorizzati dalla proprietà. Se la usiamo per ragioni “logistiche” (ritiro dei ricambi o semplice accompagnamento di un cliente), è bene munire l'auto di una autorizzazione a favore di chi la utilizza, con tanto di espressa indicazioni sulla qualifica di chi si mette al volante; ma se, invece, l'auto viene ceduta al nostro cliente è necessario formalizzare un apposito contratto di comodato a titolo gratuito. Questo ci mette al riparo da sgradite sorprese: nel documento è consigliabile specificare le responsabilità della persona che utilizzerà provvisoriamente il mezzo in caso di eventuali danni causati dalla circolazione o di infrazioni al codice della strada. Un passo necessario se non vogliamo trovarci a pagare multe non imputabili al nostro comportamento. Se scegliete questa strada, non dimenticate di formalizzare un contratto analitico, con tutti i parametri del caso (numero della patente di chi usa il mezzo, per fare un esempio).

Un'auto di proprietà dell'officina, ma immatricolata per uso privato e fatta guidare a terzi, può insomma celare anche qualche insidia: che cosa succede in caso di incidente se manca l'assicurazione per infortuni al conducente? Oppure, se accade un sinistro e al volante c'è una persona in stato di ebbrezza? Potremmo doverci trovare noi a sborsare del denaro, perché la compagnia assicurativa farebbe certamente valere il diritto di rivalsa contro la nostra azienda. E le cifre possono diventare importanti. E ancora se l'automobile viene usata per compiere una rapina, rischiamo di diventare correi di una attività illecita. O ancora, in caso di multa, se la sanzione non viene pagata rischiamo addirittura il fermo amministrativo del veicolo e pure una decurtazione dei punti-patente dell'intestatario. Insomma, è pur vero che c'è meno burocrazia da sbrigare e che, muovendoci in questo modo, offriamo un servizio gratuito e più snello al cliente, ma sull'altro piatto della bilancia vanno messe tutte le criticità legate a coperture assicurative insufficienti e alle possibili conseguenze, penali e amministrative, derivanti da un uso “non consono” della vettura.

Offri un servizio di auto sostitutiva ai tuoi clientiUna seconda possibilità è che l'officina proponga l'utilizzo di un mezzo di proprietà della stessa, con tanto di carta di circolazione intestata, ma l'automobile viene destinata a uso noleggio senza conducente. In questo caso, è necessario che l'azienda ottenga una apposita autorizzazione all'esercizio di attività di noleggio di autoveicoli senza conducente, rilasciata dal Comune dove si esercita l'attività: una volta avuto il “via libera”, bisogna darne comunicazione alla Camera di Commercio e all'Agenzia delle Entrate. Attenzione: con questa formula, il veicolo potrà essere usato soltanto per gli spostamenti del cliente e non, per esempio, per andare a ritirare pezzi di ricambio. In questo caso, poi, è sempre obbligatorio stipulare un contratto fra noleggiatore e noleggiante. È chiaro che, a differenza dal primo caso, in questa circostanza il servizio diventa a pagamento e bisogna esporre le tariffe nei locali dell'officina per una intuitiva consultazione da parte del pubblico. Ma agendo così l'azienda, oltre a essere in regola dal punto di vista della circolazione stradale, si mette al riparo in virtù di coperture assicurative precise sui rischi civili e penali: meno “brividi”, insomma, per il titolare dell'autofficina.

Mettere nero su bianco le condizioni tra noleggiatore e noleggiante, poi, individua in maniera più puntuale gli obblighi a carico di quest'ultimo, salvaguardando il... portafogli della ditta in caso di multe rimediate dal cliente. Tutto questo, poi, offre anche vantaggi sotto il profilo fiscale: i noleggi, regolarmente fatturati, sono totalmente deducibili e consentono di rientrare dei costi vettura, così come delle spese accessorie di gestione e manutenzione. I benefici sono tanti ma, certo, si deve affrontare un po' di burocrazia in più e il nostro cliente dovrà pagare il servizio: però, seguendo questa strada ci si mette al riparo da situazioni “strane” e fuori dal nostro controllo.

Una terza via è di rivolgersi a un soggetto terzo, che noleggi l'auto in officina. In questo caso, l'azienda acquisisce una vettura immatricolata per noleggio senza conducente da una società specializzata con un sistema di noleggio a lungo termine. L'autofficina eroga un canone mensile onnicomprensivo, inclusi gli oneri di ammortamento, manutenzione, assicurazione e spese fiscali quali i bolli. Nel contratto, c'è la possibilità di noleggiare il veicolo a terzi, come per esempio i clienti. Se, inoltre, la ditta è titolare di autorizzazione comunale per l'esercizio di attività di noleggio senza conducente, il contratto è sottoscritto direttamente tra l'officina e il cliente. Nel caso, invece, in cui l'autorizzazione non ci sia, il rapporto è tra società di noleggio e cliente, con l'autofficina chiamata ad attivarsi per far sottoscrivere alla persona che “affitta” l'automobile un contratto con l'azienda di noleggio. La ditta di autoriparazione, in questo caso, funge da intermediario tra la clientela e la società che noleggia il mezzo, riscuotendo l'importo e poi girando il compenso al noleggiatore. Tra i vantaggi di questa formula, il fatto che le responsabilità restano in capo alla società terza che fornisce il servizio, ma anche il recupero di una buona parte dei costi per la gestione dell'auto sostitutiva.

Insomma, se decidiamo di offrire alla nostra clientela una vettura di cortesia, è bene valutare in che modo fornire quest'opportunità, muovendosi nella maniera giusta per evitare brutte sorprese. Può essere utile contattare le varie società che forniscono il servizio (Sos Automotive, al sito www.autodicortesia.it, o Infodrive, per esempio) e farsi specificare tutte le condizioni a monte del servizio, trovando la soluzione più adatta per la nostra azienda.

È bene ribadire, infine, che mettere a disposizione della clientela un'auto sostitutiva è un “plus” fondamentale, che qualifica l'officina e può essere un fattore determinante nella scelta dei consumatori. Proprio per questo, attenzione alle varie offerte di servizi aggiuntivi disponibili navigando in Rete: dal tagliando a domicilio alle promozioni riservate alle donne in occasione della Festa dell'8 marzo, un ampio ventaglio di opportunità targettizzate può davvero fare la differenza. È così anche per la vettura di cortesia, ma occorre muoversi sui binari giusti per non finire fuori strada e dover affrontare sgraditi inconvenienti.

Categoria: Marketing

Da meccanico a meccatronico. È questa “l'evoluzione della specie” che, presto, è destinata a interessare gli autoriparatori. Già, perché se è vero che, come abbiamo ribadito più volte, la categoria deve evolversi per non estinguersi e guadagnare così nuove opportunità di business, un ulteriore obbligo di aggiornarsi sarà definitivamente sancito per legge tra poco più di un anno.

Entro il 5 gennaio 2018, infatti, le professioni di meccanico ed elettrauto dovranno convergere in un'unica figura del settore, quella appunto del meccatronico. Facciamo un passo indietro e vediamo perché. Fino al gennaio 2013, la normativa di riferimento era la legge 122/1992 che distingueva - articolo 1, comma 3 - l'attività di autoriparazione in diversi segmenti: meccanica e motoristica, carrozzeria, elettrauto e gommista. Una “scissione” ben definita, che però negli anni è stata sorpassata dall'avvento delle nuove tecnologie che hanno portato il meccanico ad acquisire nuove competenze necessarie a intervenire sugli impianti elettrici delle vetture.

E così, dal 5 gennaio 2013 è entrata in vigore la nuova legge 224/2012 che sancisce la “Modifica alla disciplina dell'attività di autoriparazione” e riduce a tre le categorie interessate, cioè il meccatronico, il carrozziere e il gommista. Ebbene, la normativa impone che entro cinque anni un professionista del settore debba adeguarsi e quindi, va da sé, il 5 gennaio 2018 è la dead line per mettersi in regola, pena la chiusura dell'attività. In sostanza, da qui a poco più di un anno sarà necessario acquisire i necessari requisiti tecnico-professionali e ottenere, carta canta, la qualifica di meccatronico.

elettronica autoFacciamo un po' di chiarezza sugli obblighi di legge. Sono chiamate a mettersi in regola le aziende che, all'entrata in vigore della normativa 224/2012, erano iscritte nel registro delle imprese - o nell'albo delle imprese artigiane - con l'abilitazione a una sola delle due professioni, cioè quella del meccanico o dell'elettrauto. Per tutte le persone “preposte alla gestione tecnica è necessario frequentare con esito positivo un corso professionale limitatamente alle discipline relative all'abilitazione professionale non posseduta”, recita la disposizione.

I contorni dello standard professionale e formativo del tecnico meccatronico sono stati definiti nell'Accordo Stato-Regioni del 12 giugno 2014, che delega alle regioni stesse - oltre che alle Province autonome di Trento e Bolzano - il compito di programmare e organizzare i corsi necessari. Il professionista chiamato a mettersi in regola con le più recenti disposizioni legislative, e che non sia in possesso di nessuna formazione specifica, è così chiamato a frequentare un percorso della durata minima di 500 ore, con il 20-30% del monte ore dedicato al tirocinio. Chi, invece, già possedeva competenze qualificate in uno dei due settori (meccanico o elettrauto), deve invece frequentare corsi che gli consentano di colmare il gap relativamente all'abilitazione professionale non posseduta. In questo caso, il vincolo minimo è di 40 ore di “lezione”.

Un'ulteriore distinzione riguarda chi è in possesso di coerente titolo di qualifica professionale ottenuta dopo aver svolto un percorso triennale sancito dal Sistema di Istruzione e Formazione Professionale inerente la qualifica di tecnico meccatronico: per questi professionisti, l'obbligo riguarda la frequentazione di un percorso integrativo - circoscritto alle competenze non possedute - con durata minima di 100 ore. A chi, poi, è già in possesso di un coerente titolo di diploma professionale regionale di tecnico derivante da un percorso quadriennale previsto specificatamente dal sistema di Istruzione e Formazione Professionale, è sufficiente acquisire 50 ore per ottenere la nuova qualifica.

Tecnico Meccatronico delle Autoriparazioni.Dopo aver svolto il percorso formativo, l'ultimo step è rappresentato dall'esame finale, al quale il professionista sarà ammesso soltanto a patto di aver frequentato almeno l'80% delle ore complessive. Una volta superata questa prova, viene rilasciato un attestato di qualificazione professionale per Tecnico  meccatronico delle autoriparazioni.

Fin qui abbiamo illustrato gli obblighi per chi si deve mettere in pari con quanto previsto dalla legge 224/2012. Ma ci sono anche le “eccezioni”, coloro cioè che non sono tenuti a frequentare alcun corso perché già in possesso della qualifica di tecnico meccatronico delle autoriparazioni. In questa categoria rientra chi ha conseguito un attestato di qualifica professionale triennale di “Operatore alla riparazione di veicoli a motore” con indirizzo “Riparazione parti e sistemi meccanici ed elettromeccanici dei veicoli a motore”, sempre legato al  Sistema di Istruzione e Formazione Professionale. Nessun obbligo neppure per coloro in possesso del diploma tecnico professionale quadriennale di “Tecnico riparatore dei veicoli a motore”.

E non finisce qui. Non è necessario alcun percorso formativo per tutte le aziende che, all'entrata in vigore delle normativa nel gennaio di tre anni fa, fossero già abilitate a entrambe le attività di meccanica ed elettrauto, con dunque un bagaglio professionale completo alle spalle. Per tutte queste aziende, la qualifica di meccatronico è dunque già un dato di fatto. Esentate da tutti gli obblighi pure le persone preposte alla gestione tecnica (anche se titolari dell'attività) che, sempre al momento dell'entrata in vigore della normativa 224/2012 - lo ribadiamo, il 5 gennaio 2013 - avessero già compiuto i 55 anni, e che quindi sarebbero prossimi al tetto di età necessario a ottenere la pensione di vecchiaia.

I tempi, è banale dirlo, cominciano a stringere. Tra poco più di un anno, l'obbligo di essere “meccatronici certificati” sarà una realtà tangibile, senza vie di fuga. Il 5 gennaio 2018 sarà un vero spartiacque per la professione. E voi, vi siete già messi in regola?

L'abbiamo già evidenziato in un nostro precedente articolo: un autoriparatore moderno non può fare a meno della tecnologia. Deve utilizzarla, però, in un modo corretto affinché non diventi inefficace o, peggio ancora, si trasformi in un boomerang. In particolar modo, i social media sono un canale indispensabile per il nostro business.

Facebook, per esempio, è un eccezionale veicolo di promozione ma, come per gli altri strumenti moderni deve essere utilizzato con criterio. Un errore comune è quello di “mescolare” il proprio profilo personale con quello dell'azienda (punto #1 infografica). Qui nasce l'inghippo: un profilo è un conto, una pagina un altro. Ed è proprio quest'ultima la scelta da fare per consentire alla nostra realtà imprenditoriale di avere una connotazione social adeguata. Il primo passo è quello di cliccare sul link “Crea una pagina” che si trova nella finestra di benvenuto (o registrazione) su Facebook: poi sarà necessario compilare alcuni campi che, fra le altre cose, ci consentiranno anche di fotografare al meglio la nostra attività (punto #2 infografica).

Quali i vantaggi di una pagina aziendale su Fb? I benefici sono molteplici, dal numero di amici - illimitato nel caso di quella business, a massimo 5.000 per la nostra area privata -, alla possibilità di creare offerte con sconti dedicati e promozioni in evidenza, senza dimenticare l'opportunità di pubblicizzare la pagina con Facebook Ads, targettizzare i post (se i fan sono più di 5.000) e programmare o retrodatare gli stessi messaggi. Tutti “trucchi” che ci consentono di ottenere risultati notevoli e fanno crescere la popolarità della nostra officina.

Se decidiamo di puntare sulla tecnologia - e, lo ripetiamo, è cosa buona e giusta -, poi dobbiamo curarla al meglio. Anzitutto, stilate un piano editoriale e attenti alla quantità (ma anche alla qualità!) di quanto postate su Facebook: non esagerate con il numero di notizie che inserite, ma siate costanti nella pubblicazione, con una scansione che sia “random” il meno possibile. E ricordate che le Fanpage sono indicizzate dai motori di ricerca, come Google, e quindi possono aiutarci a rendere “visibile” la nostra impresa. (punto #10 infografica)

Facebook per officine E poi, date una veste grafica accattivante a quanto divulgate: una bella immagine cattura l'occhio e non limitatevi soltanto a linkare un articolo interessante o una promozione voluta dalla vostra azienda, fate un piccolo cappello introduttivo che aiuti il visitatore a farsi un'idea più chiara di cosa si parla. A proposito di immagini, fate attenzione alle loro dimensioni: affinché tutto funzioni al meglio, attenzione alla grandezza. Una foto “cover”, per esempio, deve misurare 828x315 millimetri, mentre una immagine del profilo dovrebbe essere grande 180x180. (punti #6 e #8 infografica)

Inoltre, non c'è niente di più sbagliato di un'interazione lacunosa - o, peggio ancora, all'insegna della maleducazione - con i propri fan della pagina. Una mancata risposta può farci perdere qualche amico virtuale, ma peggio ancora può dare l'idea di disorganizzazione e poca efficienza: pensateci bene e, nei limiti del possibile, cercate di essere sempre puntuali. (punto #12 infografica)

Insomma, i trucchi per eleggere la nostra pagina Fb come fruttuoso strumento di lavoro non mancano. Autronica vi allega qualche consiglio utile per rendere Facebook un efficace carburante del vostro business.

Qui sotto, potete trovare un'infografica, scaricabile gratuitamente, con alcuni suggerimenti su come far fruttare al meglio il lato social della vostra officina. Continuate a seguirci per scaricare nuovi materiali utili in futuro!

 

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Categoria: Marketing

La crisi economica ha acuito questo fenomeno. Sto parlando dell’abusivismo nella riparazione delle automobili. Ne discutevo di recente con degli autoriparatori, ricordando un caso simbolo di qualche tempo fa: la Polizia, nel corso di operazioni in tutta Italia, ha svolto numerosi controlli, sfociati in alcuni arresti e la chiusura di un’officina abusiva, con il sequestro dell’attrezzatura e una multa di 5.000 euro. Ma questa è soltanto la punta dell’iceberg.

I media hanno legato il proliferare dell’attività abusiva con la congiuntura economica sfavorevole cominciata nel 2008. Ciò è sicuramente vero, ma la questione deve essere interpretata da prospettive differenti. E non sempre, il meccanico ‘in regola’ è la vittima di questo fenomeno, anzi talvolta ne è addirittura complice, sebbene in modo inconscio. Quando ho esposto questa mia teoria agli amici autoriparatori… apriti cielo! C’è stata una levata di scudi generale: “Ma che cosa stai dicendo? Siamo noi i danneggiati!”, mi hanno detto, con toni accesi. Certo, un abusivo provoca ‘danni’ alla categoria, ma è anche la categoria stessa che non si difende come dovrebbe.

Inquadriamo meglio la questione. In alcuni casi, gli autoriparatori irregolari sono dipendenti di officine (e non soltanto di concessionarie), che per colpa della crisi economica hanno perso l’occupazione. E così, per provare a garantirsi comunque la pagnotta, hanno pensato bene di aprire un’attività nel proprio garage. Ma gli abusivi sono anche operatori che hanno ancora un lavoro, dotati però di tempo libero e un minimo di competenze tecniche che consentono loro di eseguire in autonomia interventi di manutenzione e riparazione a parenti, amici e conoscenti. In termini legali l’accusa, per chi si ‘inventa’ meccanico, verte sulla mancata iscrizione nell’apposito registro della Camera di Commercio e, di conseguenza, a costoro viene contestato l’abuso della professione. Insomma, imprenditori fittizi.

Tornando al dialogo con i colleghi autoriparatori, il primo commento è stato che gli irregolari fanno del ‘nero’, guadagnando illecitamente del denaro senza doverci pagare le tasse sopra, ma ‘schivando’ anche tutti i rischi connessi alla mission imprenditoriale. Però, ho osservato, in fondo è anche colpa vostra. I presenti forse volevano linciarmi, ma ho argomentato con una frase secca, lapidaria: “Che cosa fate per evitare che succeda tutto questo?”. Dal silenzio che ne è seguito, è arrivata la risposta: nulla, noi non ci ‘attiviamo’ per evitare che le cose prendano questa piega. Così, ho proseguito: “Che cosa fa l’autoriparatore, in qualità di imprenditore, per far conoscere alla clientela i rischi che si corrono, mettendosi nelle mani di un abusivo? Li informate per metterli al corrente dei possibili problemi in termini di sicurezza di garanzia, di professionalità e qualità del lavoro eseguito?”. Purtroppo, talvolta è un’altra domanda retorica.

meccanico non autorizzato che svolge la sua attività illegalmenteIl titolare di un’autofficina mi ha risposto indignato che non è colpa sua se il cliente si rivolge all’amico che lavora in nero. E qui sta l’errore. Non è il cliente che sbaglia, ma l’autoriparatore, perché quest’ultimo non usa nessuno strumento efficace per parlare con il consumatore. E non sto parlando soltanto di mezzi utili quali la pubblicità, ma anche di dialogo diretto. Abbiamo mai detto al cliente che passa in officina quali siano i rischi legati ai meccanici abusivi? Probabilmente no. Forse qualcuno la ritiene una perdita di tempo, ma non è così. Ne va della ‘fedeltà’ del cliente e, quindi, del fatturato. E voglio aggiungere una cosa: se l’abusivo lavora, è perché qualcuno si rivolge a lui e gli permette di ‘fare il suo gioco’.

È qui che entra in ballo un autoriparatore regolare. Deve reagire. L’autofficina è come se risultasse inesistente agli occhi della potenziale clientela perché spesso non c’è uno straccio di strategia di marketing. Il sito internet dell’azienda, se esiste, è una semplice pagina statica, non molto attraente per chi naviga in Rete, magari realizzata da chi vende elenchi telefonici e con elevati costi di gestione annuale e che, sotto il profilo della comunicazione, dà luogo a un portale che offre poco o nulla.

Come fa un automobilista a scegliere un autoriparatore se non sa che cosa fa, quali competenze può mettere sul tavolo, i servizi che offre? Inoltre, quanto ‘calcate la mano’ sull’importanza della garanzia dei lavori eseguiti? Forse lo date per scontato, ma per molti consumatori non lo è affatto. Per contro, gli abusivi riescono a intavolare una serie di relazioni, magari utilizzando uno strumento potente come i social media, usando questi canali senza scrupolo alcuno e coinvolgendo, così, centinaia di persone.

Dunque, rispondere diventa necessario. Ma come farlo? Semplice: acquisendo nuove competenze di marketing, che consentano all’officina ‘onesta’ di distinguersi per non estinguersi sul mercato. Perché, come ho già accennato, le competenze tecniche sono fondamentali per creare business, ma da sole non bastano. Bisogna ‘vendere’ le proprie capacità. La mia conclusione è che se gli autoriparatori non sanno fare Marketing, forse è perché nessuno glielo ha mai insegnato.

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Categoria: Marketing

Sembra scontato, al giorno d'oggi, che tutte le autofficine possiedano gli strumenti più tecnologici ed evoluti per riparare automobili sempre più elettroniche e complicate, ma a volte non è così.

Nel nostro settore ci sono ancora molte reticenze nel comprendere il vero valore di munirsi di tutti gli strumenti necessari per operare con qualità e competenza sulle autovetture dei propri clienti.

Andreste mai da un dentista improvvisato che non possiede gli strumenti giusti o tutte le conoscenze per curare i vostri denti? Crediamo di no.

Allo stesso modo oggi i professionisti dell'autoriparazione devono essere aggiornati sulle ultime novità ed avere tutti gli strumenti utili.

Uno degli strumenti indispensabili in officina, al pari del diagnostico, sono le banche dati tecniche. E' impensabile risolvere un problema elettronico senza avere il giusto schema elettrico o cercare di risolvere una difettologia senza avere il bollettino tecnico relativoAffidarsi alle risorse gratuite on-line è rischioso ed una perdita di tempo.

Servizio di assistenza clienti via email di Autronica MultimediaMa come scegliere il software giusto in questo mare sconfinato? Innanzitutto è necessario scegliere un azienda solida, dalla lunga esperienza alle spalle nel settore dell'editoria tecnica automotive. In secondo luogo è indispensabile verificare che i dati siano di origine costruttore, quindi certi e sicuri. Infine, verificare che offra anche dei servizi aggiuntivi, come assistenza tecnica e customer care, indispensabili per dare prossimità con il cliente.

Vi proponiamo qui di seguito l'infografica sulla banca dati Autronica Multimedia che riassume perfettamente le caratteristiche descritte.

 

 

 

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Anche in Italia, i negozi fisici stanno cedendo rapidamente il passo al fenomeno e-commerce. Basti pensare che nel 2015 il 40% degli italiani connessi on-line si sono affidati al web per acquistare i più svariati tipi di oggetti: dall’abbigliamento agli accessori per la telefonia passando per la gastronomia. Ed il motivo è facile da intuire. Acquistare su internet è più comodo, più rapido e, quasi sempre, più conveniente. Fatto, quest'ultimo, che lo rende sicuramente interessante a chi deve effettuare acquisti per lavoro.

Particolarmente ampia e qualificata è anche la scelta di ricambi, materiali, prodotti e servizi per le autofficine, chiamate oggi a dover rispondere alle esigenze sempre più specifiche dei loro clienti. Senza contare che oggi i siti specializzati in autoricambi sono spesso dotati di motori di ricerca avanzatissimi che permettono di arrivare in pochissimi passaggi esattamente al prodotto di cui si ha bisogno. Magari partendo dal produttore, oppure dal modello della vettura. Tutto a portata di mouse, senza nemmeno doversi allontanare dalla propria officina. E se pensate che comodità, varietà di scelta e convenienza non facciano rima con sicurezza, quando si parla di acquisti online, dovreste ricredervi.

Acquistare on-line è sicuro?

Esattamente come in un qualsiasi negozio, dove un po' di buon senso e la conoscenza di ciò che acquistiamo ci aiutano a distinguere tra le offerte, anche su Internet è possibile fare acquisti in tutta sicurezza evitando truffe e raggiri.

La prima cosa da tenere in mente è la protezione del computer. Installare un buon antivirus e aggiornare all’ultima versione il proprio browser sono, infatti, due fattori imprescindibili per essere protetti durante le transazioni on-line.

Acquisti online più sicuri con carta di credito piuttosto che prepagataInoltre, al giorno d’oggi, è possibile scegliere tra diverse modalità di pagamento on-line, che, nel corso degli anni, hanno acquisito sempre maggior sicurezza. Tra queste le più diffuse sono sicuramente carta di credito e carta prepagata.

Secondo quanto previsto dalla legge in materia, le banche e gli istituti di credito che emettono le carte di pagamento adottano ormai tutte le misure necessarie per garantire la perfetta sicurezza. Solitamente questi enti si avvalgono di sistemi di monitoraggio che individuano possibili eventi fraudolenti, come ad esempio l'uso di SMS gratuiti al titolare della carta per verificare la genuinità delle operazioni. Alcune banche e circuiti offrono anche coperture assicurative che intervengono a risarcimento del cliente in diverse casistiche, quali clonazioni e frodi informatiche.

Prepagata o no?

Carta di credito e carta prepagata sono più simili di quanto si possa pensare.

La carta di credito, come è noto, è una carta associata ad un conto corrente, che permette di effettuare pagamenti con addebito differito ad un momento successivo. Il pagamento avviene grazie ad una quota di denaro messo a disposizione dalla banca (Fido o Plafon), a cui si può attingere per i propri acquisti e che viene poi addebitato in seguito sul conto corrente entro un termine prefissato.

La carta prepagata, invece, non è collegata ad un conto corrente, e permette di spendere un importo massimo pari al valore della ricarica effettuata dal suo possessore. In questo caso l'elemento di sicurezza è dato proprio dal fatto che il titolare “espone”, nel pagamento, solo la somma presente al momento sulla carta.

Ma sarebbe sbagliato pensare che la comune carta di credito sia meno sicura. Al contrario, utilizzarla perché tutela i consumatori da eventuali frodi attraverso una serie di elementi. In qualunque momento il titolare può, infatti, bloccare la carta con una semplice telefonata, ottenendo il rimborso della cifra sottratta se questa è superiore ad una certa soglia. Stesso discorso in caso di clonazione. Ancora, se il prodotto acquistato (pensiamo ad un set di ricambi) dovesse rivelarsi rotto o non conforme, scatterebbe immediatamente un rimborso che, attraverso il classico acquisto tramite contanti, sarebbe impossibile ottenere.

L'utilizzo della carta di credito anziché la carta prepagata può risultare infine vantaggioso anche dal punto di vista economico, visto che sono diversi i siti di e-commerce che prevedono particolari sconti per chi usufruisce di questo strumento.

Insomma, quando la competenza e la professionalità del meccanico si abbina alle potenzialità del web il lavoro in autofficina può diventare più rapido, comodo e redditizio. In un semplice click.

Categoria: Marketing

In tempi di ‘nativi digitali’, la tecnologia non può mancare nemmeno nelle autofficine. Ma bisogna utilizzarla (e sfruttarla) al meglio, con la dovuta attenzione. Altrimenti, si corre il rischio che la modernità - ripetiamo: ormai è un elemento necessario per fare business - diventi una pericolosa arma a doppio taglio.

Oggi, per esempio, l’indirizzo e-mail dell’officina è il ‘minimo sindacale’ per chi vuole stare al passo con i tempi. Non tutti, però, hanno la pazienza di monitorarla con la dovuta accortezza: e così, molte caselle finiscono per esaurire lo spazio senza che il meccanico, in questo caso fin troppo distratto, se ne accorga. Il risultato? Il cliente che ci scrive - e non è una eventualità così infrequente! - si vede recapitare indietro il messaggio, con tutto il possibile ‘fastidio’ che ne deriva. Molti preferiscono, anche per motivi di praticità, utilizzare la mail come primo approccio  e in caso di un responso negativo come quello illustrato possono farsi un’opinione per nulla positiva dell’autofficina.

E, in quanto a tecnologia, si può fare anche un secondo esempio, basato su un’esperienza reale. Federico (nome di fantasia) è in cerca di un pezzo di ricambio per la sua auto. Dopo il guasto, decide di mettersi al computer e andare ‘a caccia’ delle officine presenti in zona. Ne individua tre. Alla prima telefonata non gli danno molte speranze: “È un ricambio particolare - gli dicono - e non così facilmente reperibile. Ci richiami la prossima settimana”. Gentili, ma non risolutivi.

È tempo di fare il secondo tentativo. Una rapida occhiata al sito dell’autoriparatore, ecco il numero che si compone sulla tastiera e, dall’altra parte del filo, ecco… una risposta molto simile. “Avremo probabilmente bisogno di qualche giorno. Ci può contattare dopodomani, così le diamo tempistiche più certe sull’arrivo del componente?”.monitorare le email in officina è importante

Federico, allora, decide di provarci anche con la terza azienda della zona. Accede al suo sito internet e sceglie di seguire una strada diversa. ‘Hai bisogno di un ricambio? Compila il nostro form!’, si legge. Chiedono i dati dell’automobilista, compresi indirizzo e-mail, cellulare e c’è, ovviamente, uno spazio per dettagliare la richiesta. Il nostro protagonista, con dovizia di particolari, spiega che cosa sta cercando. Utilizza fiducioso questo strumento, sperando in una risposta solerte. È un martedì pomeriggio.

Federico ha voglia di rimettere in forma la sua auto al più presto. Intanto, le ore passano. Si chiede quando l’officina, contattata telematicamente, risponderà alla sua richiesta. “Che faccio, chiamo?”, si domanda. E poi si dice che non è il caso di essere stressante: “Sicuramente hanno letto quanto ho scritto. Attendo un attimo”. Il tempo passa, inesorabile. E così, trascorre anche il secondo giorno da quando ha inviato la sua richiesta. “Ma ci vuole così tanto a darmi un riscontro? Questa azienda non mi sembra affidabile” è il pensiero, secco e deciso, di Federico, che aggiunge: “Hanno perso un potenziale cliente”. Il giorno seguente, contatta telefonicamente la seconda officina che, nel giro di qualche ora, gli procura il componente desiderato. ‘Caso’ archiviato.

Qual è la considerazione finale che possiamo fare? Va rimarcato che la tecnologia, oggigiorno, è basilare per ogni azienda che si rispetti. Gli automobilisti ‘attempati’ spesso ricorrono alle competenze dei loro familiari o amici più giovani per trovare in Rete una soluzione ai problemi delle proprie auto. Gli strumenti offerti da Internet, per fare business, sono dunque indispensabili al meccanico moderno. Ma se decidete di ricorrere ai canali telematici… occhio! Attivarli, e poi trascurarli, può diventare un boomerang. Tenetelo bene a mente.  

Categoria: Marketing