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Redazione

L'auto del nostro cliente ha un problema abbastanza importante da risolvere. E la dobbiamo tenere in officina per parecchi giorni. Un'eventualità tutt'altro che infrequente e noi, che desideriamo offrire il miglior servizio possibile, gli mettiamo a disposizione una vettura di cortesia durante tutto il periodo. “Prendi le chiavi e vai, ci vediamo venerdì!”, gli diciamo. È tutto a posto, insomma? Non proprio. Già, perché ci sono precise normative che regolano questo servizio ed è bene conoscerle per evitare problemi, anche di natura legale.

Fermo restando che l'auto di cortesia è un “plus” importante e apprezzato dalla clientela, bisogna infatti sapere entro quali confini muoversi. Solitamente, sono tre le modalità attraverso le quali un'officina può erogare il servizio. Vediamole nel dettaglio, con tutti i pro e i contro.

La prima è mettere a disposizione un veicolo già di proprietà dell'azienda, alla quale è intestato il mezzo. In questo caso, la vettura è immatricolata a uso privato e il suo utilizzo è consentito, oltre che al proprietario, anche ad altri soggetti autorizzati dalla proprietà. Se la usiamo per ragioni “logistiche” (ritiro dei ricambi o semplice accompagnamento di un cliente), è bene munire l'auto di una autorizzazione a favore di chi la utilizza, con tanto di espressa indicazioni sulla qualifica di chi si mette al volante; ma se, invece, l'auto viene ceduta al nostro cliente è necessario formalizzare un apposito contratto di comodato a titolo gratuito. Questo ci mette al riparo da sgradite sorprese: nel documento è consigliabile specificare le responsabilità della persona che utilizzerà provvisoriamente il mezzo in caso di eventuali danni causati dalla circolazione o di infrazioni al codice della strada. Un passo necessario se non vogliamo trovarci a pagare multe non imputabili al nostro comportamento. Se scegliete questa strada, non dimenticate di formalizzare un contratto analitico, con tutti i parametri del caso (numero della patente di chi usa il mezzo, per fare un esempio).

Un'auto di proprietà dell'officina, ma immatricolata per uso privato e fatta guidare a terzi, può insomma celare anche qualche insidia: che cosa succede in caso di incidente se manca l'assicurazione per infortuni al conducente? Oppure, se accade un sinistro e al volante c'è una persona in stato di ebbrezza? Potremmo doverci trovare noi a sborsare del denaro, perché la compagnia assicurativa farebbe certamente valere il diritto di rivalsa contro la nostra azienda. E le cifre possono diventare importanti. E ancora se l'automobile viene usata per compiere una rapina, rischiamo di diventare correi di una attività illecita. O ancora, in caso di multa, se la sanzione non viene pagata rischiamo addirittura il fermo amministrativo del veicolo e pure una decurtazione dei punti-patente dell'intestatario. Insomma, è pur vero che c'è meno burocrazia da sbrigare e che, muovendoci in questo modo, offriamo un servizio gratuito e più snello al cliente, ma sull'altro piatto della bilancia vanno messe tutte le criticità legate a coperture assicurative insufficienti e alle possibili conseguenze, penali e amministrative, derivanti da un uso “non consono” della vettura.

Offri un servizio di auto sostitutiva ai tuoi clientiUna seconda possibilità è che l'officina proponga l'utilizzo di un mezzo di proprietà della stessa, con tanto di carta di circolazione intestata, ma l'automobile viene destinata a uso noleggio senza conducente. In questo caso, è necessario che l'azienda ottenga una apposita autorizzazione all'esercizio di attività di noleggio di autoveicoli senza conducente, rilasciata dal Comune dove si esercita l'attività: una volta avuto il “via libera”, bisogna darne comunicazione alla Camera di Commercio e all'Agenzia delle Entrate. Attenzione: con questa formula, il veicolo potrà essere usato soltanto per gli spostamenti del cliente e non, per esempio, per andare a ritirare pezzi di ricambio. In questo caso, poi, è sempre obbligatorio stipulare un contratto fra noleggiatore e noleggiante. È chiaro che, a differenza dal primo caso, in questa circostanza il servizio diventa a pagamento e bisogna esporre le tariffe nei locali dell'officina per una intuitiva consultazione da parte del pubblico. Ma agendo così l'azienda, oltre a essere in regola dal punto di vista della circolazione stradale, si mette al riparo in virtù di coperture assicurative precise sui rischi civili e penali: meno “brividi”, insomma, per il titolare dell'autofficina.

Mettere nero su bianco le condizioni tra noleggiatore e noleggiante, poi, individua in maniera più puntuale gli obblighi a carico di quest'ultimo, salvaguardando il... portafogli della ditta in caso di multe rimediate dal cliente. Tutto questo, poi, offre anche vantaggi sotto il profilo fiscale: i noleggi, regolarmente fatturati, sono totalmente deducibili e consentono di rientrare dei costi vettura, così come delle spese accessorie di gestione e manutenzione. I benefici sono tanti ma, certo, si deve affrontare un po' di burocrazia in più e il nostro cliente dovrà pagare il servizio: però, seguendo questa strada ci si mette al riparo da situazioni “strane” e fuori dal nostro controllo.

Una terza via è di rivolgersi a un soggetto terzo, che noleggi l'auto in officina. In questo caso, l'azienda acquisisce una vettura immatricolata per noleggio senza conducente da una società specializzata con un sistema di noleggio a lungo termine. L'autofficina eroga un canone mensile onnicomprensivo, inclusi gli oneri di ammortamento, manutenzione, assicurazione e spese fiscali quali i bolli. Nel contratto, c'è la possibilità di noleggiare il veicolo a terzi, come per esempio i clienti. Se, inoltre, la ditta è titolare di autorizzazione comunale per l'esercizio di attività di noleggio senza conducente, il contratto è sottoscritto direttamente tra l'officina e il cliente. Nel caso, invece, in cui l'autorizzazione non ci sia, il rapporto è tra società di noleggio e cliente, con l'autofficina chiamata ad attivarsi per far sottoscrivere alla persona che “affitta” l'automobile un contratto con l'azienda di noleggio. La ditta di autoriparazione, in questo caso, funge da intermediario tra la clientela e la società che noleggia il mezzo, riscuotendo l'importo e poi girando il compenso al noleggiatore. Tra i vantaggi di questa formula, il fatto che le responsabilità restano in capo alla società terza che fornisce il servizio, ma anche il recupero di una buona parte dei costi per la gestione dell'auto sostitutiva.

Insomma, se decidiamo di offrire alla nostra clientela una vettura di cortesia, è bene valutare in che modo fornire quest'opportunità, muovendosi nella maniera giusta per evitare brutte sorprese. Può essere utile contattare le varie società che forniscono il servizio (Sos Automotive, al sito www.autodicortesia.it, o Infodrive, per esempio) e farsi specificare tutte le condizioni a monte del servizio, trovando la soluzione più adatta per la nostra azienda.

È bene ribadire, infine, che mettere a disposizione della clientela un'auto sostitutiva è un “plus” fondamentale, che qualifica l'officina e può essere un fattore determinante nella scelta dei consumatori. Proprio per questo, attenzione alle varie offerte di servizi aggiuntivi disponibili navigando in Rete: dal tagliando a domicilio alle promozioni riservate alle donne in occasione della Festa dell'8 marzo, un ampio ventaglio di opportunità targettizzate può davvero fare la differenza. È così anche per la vettura di cortesia, ma occorre muoversi sui binari giusti per non finire fuori strada e dover affrontare sgraditi inconvenienti.

Quattro lettere da analizzare, capire. Una buona conoscenza dei codici Eobd è basilare per l'autoriparatore moderno che, visto anche lo sviluppo sempre più “spinto” delle vetture sotto il profilo tecnologico, deve possedere il know how adatto a fornire risposte efficaci e puntuali.

Facciamo un passo indietro: che cos'è l'Eobd? È legato a una serie di dispositivi, etichettati genericamente “equipaggiamento antinquinamento della vettura” , che approfitta della messa a punto, voluta dal Parlamento europeo, dell'European On Board Diagnosis (Diagnosi europea di bordo, appunto Eobd). La nascita di questi dispositivi si era resa necessaria in base alla volontà di ridurre l'inquinamento atmosferico dovuto alle emissioni delle vetture, al fine di contrastare il famoso effetto serra. L'allora Europa dei Quindici aveva fissato le tappe obbligate per produrre veicoli sempre più “puliti”: il risultato è stata l'immissione sul mercato, dal 2005, di automobili Euro 4, inquinanti fino al 70% in meno rispetto a una con classe di emissione Euro 1. Da allora, di strada ne è stata fatta parecchia in materia, tanto che sono arrivate auto Euro 5 ed Euro 6.

L'Eobd, in estrema sintesi, deriva dall'Obd nato in America ed è un dispositivo integrato nel motore, deputato al rilevamento delle anomalie dell'equipaggiamento antinquinamento, con segnalazione al conducente di qualsiasi “campanello d'allarme” riguardante il superamento del limite di emissioni consentite in previsione di un'immediata riparazione. Il sistema è in grado di rilevare l'origine del probabile malfunzionamento, memorizzandone la causa attraverso codici errore e trasferendone traccia alla centralina, solitamente quella di gestione motore.

Stumento di diagnosi autoTutti gli autoriparatori hanno accesso alle informazioni diagnostiche dell'equipaggiamento antinquinamento del veicolo, poiché tutte le automobili vendute all'interno della Comunità europea rispondono alle stesse specifiche di accesso all'Obd. Un sistema, dunque, che possiamo definire aperto. Come funziona? Per accedere alle informazioni trasmesse dall'Eobd sono disponibili strumenti di lettura quali l'Autocom CDP, che devono essere capaci di supportare quattro linguaggi della comunicazione: si tratta di Iso9141, J1850, KeyWord2000 e Diag On Can. Una cospicua parte dei terminali di autodiagnosi comprende la funzione Scan Tool, strumento omologato che consente di leggere i codici errore inviato alla centralina.

I vantaggi introdotti da questa “universalizzazione” sono molteplici per un autoriparatore indipendente. Per esempio, il meccanico non è più costretto a doversi dotare di una vasta gamma di strumenti di autodiagnosi, cartucce adattabili o cavi in base alla vettura sulla quale intervenire.

L'Eobd “dialoga” con il guidatore attraverso la presenza, sul pannello di controllo della vettura, di una spia d'allerta che avvisa del malfunzionamento. Per una diagnosi approfondita ed efficace, inoltre, nell'abitacolo c'è la presenza di una presa standard dove collegare il terminale universale di analisi, lo ScanTool. Ma non finisce qui: l'Eobd richiede l'estensione del programma e della scheda elettronica della centralina di gestione motore al fine di monitorare costantemente i sensori e gli azionatori che tengono “sotto sorveglianza” il controllo delle emissioni.

Si tratta di:

  • elettrovalvola di riciclo dei gas di scarico
  • iniettori
  • sensore di regime motore
  • sensore di posizione dell’albero a camme
  • circuito di accensione
  • sonda lambda a valle del catalizzatore
  • sonda lambda a monte del catalizzatore
  • pompa dell’aria secondaria
  • l’elettrovalvola di soffiaggio dell’aria secondaria
  • la centralina stessa.

Attraverso questo monitoraggio, vengono controllate molte funzioni. Nelle vetture a benzina, si tengono sotto controllo eventuali perdite di colpi legate a una cattiva combustione, l'usura del catalizzatore, il controllo automatico della miscela, il sistema di iniezione dell'aria di scarico, il ricircolo dei vapori benzina, il ricircolo dei gas di scarico, la centralina del cambio automatico, quella di climatizzazione e, infine, la centralina di controllo Gpl, se presente.

Per quanto riguarda le vetture diesel, l'Eobd “tiene d'occhio” l'usura del catalizzatore, l'efficienza del filtro antiparticolato (se presente), il circuito di preriscaldamento, il ricircolo dei gas di scarico, la centralina della scatola del cambio automatico, così come la portata e l'anticipo dell'iniezione.

Insomma, l'Eobd è proprio un alleato prezioso per un autoriparatore. Conoscerlo a fondo vuol dire saper offrire richieste sempre puntuali alla nostra clientela.

Da meccanico a meccatronico. È questa “l'evoluzione della specie” che, presto, è destinata a interessare gli autoriparatori. Già, perché se è vero che, come abbiamo ribadito più volte, la categoria deve evolversi per non estinguersi e guadagnare così nuove opportunità di business, un ulteriore obbligo di aggiornarsi sarà definitivamente sancito per legge tra poco più di un anno.

Entro il 5 gennaio 2018, infatti, le professioni di meccanico ed elettrauto dovranno convergere in un'unica figura del settore, quella appunto del meccatronico. Facciamo un passo indietro e vediamo perché. Fino al gennaio 2013, la normativa di riferimento era la legge 122/1992 che distingueva - articolo 1, comma 3 - l'attività di autoriparazione in diversi segmenti: meccanica e motoristica, carrozzeria, elettrauto e gommista. Una “scissione” ben definita, che però negli anni è stata sorpassata dall'avvento delle nuove tecnologie che hanno portato il meccanico ad acquisire nuove competenze necessarie a intervenire sugli impianti elettrici delle vetture.

E così, dal 5 gennaio 2013 è entrata in vigore la nuova legge 224/2012 che sancisce la “Modifica alla disciplina dell'attività di autoriparazione” e riduce a tre le categorie interessate, cioè il meccatronico, il carrozziere e il gommista. Ebbene, la normativa impone che entro cinque anni un professionista del settore debba adeguarsi e quindi, va da sé, il 5 gennaio 2018 è la dead line per mettersi in regola, pena la chiusura dell'attività. In sostanza, da qui a poco più di un anno sarà necessario acquisire i necessari requisiti tecnico-professionali e ottenere, carta canta, la qualifica di meccatronico.

elettronica autoFacciamo un po' di chiarezza sugli obblighi di legge. Sono chiamate a mettersi in regola le aziende che, all'entrata in vigore della normativa 224/2012, erano iscritte nel registro delle imprese - o nell'albo delle imprese artigiane - con l'abilitazione a una sola delle due professioni, cioè quella del meccanico o dell'elettrauto. Per tutte le persone “preposte alla gestione tecnica è necessario frequentare con esito positivo un corso professionale limitatamente alle discipline relative all'abilitazione professionale non posseduta”, recita la disposizione.

I contorni dello standard professionale e formativo del tecnico meccatronico sono stati definiti nell'Accordo Stato-Regioni del 12 giugno 2014, che delega alle regioni stesse - oltre che alle Province autonome di Trento e Bolzano - il compito di programmare e organizzare i corsi necessari. Il professionista chiamato a mettersi in regola con le più recenti disposizioni legislative, e che non sia in possesso di nessuna formazione specifica, è così chiamato a frequentare un percorso della durata minima di 500 ore, con il 20-30% del monte ore dedicato al tirocinio. Chi, invece, già possedeva competenze qualificate in uno dei due settori (meccanico o elettrauto), deve invece frequentare corsi che gli consentano di colmare il gap relativamente all'abilitazione professionale non posseduta. In questo caso, il vincolo minimo è di 40 ore di “lezione”.

Un'ulteriore distinzione riguarda chi è in possesso di coerente titolo di qualifica professionale ottenuta dopo aver svolto un percorso triennale sancito dal Sistema di Istruzione e Formazione Professionale inerente la qualifica di tecnico meccatronico: per questi professionisti, l'obbligo riguarda la frequentazione di un percorso integrativo - circoscritto alle competenze non possedute - con durata minima di 100 ore. A chi, poi, è già in possesso di un coerente titolo di diploma professionale regionale di tecnico derivante da un percorso quadriennale previsto specificatamente dal sistema di Istruzione e Formazione Professionale, è sufficiente acquisire 50 ore per ottenere la nuova qualifica.

Tecnico Meccatronico delle Autoriparazioni.Dopo aver svolto il percorso formativo, l'ultimo step è rappresentato dall'esame finale, al quale il professionista sarà ammesso soltanto a patto di aver frequentato almeno l'80% delle ore complessive. Una volta superata questa prova, viene rilasciato un attestato di qualificazione professionale per Tecnico  meccatronico delle autoriparazioni.

Fin qui abbiamo illustrato gli obblighi per chi si deve mettere in pari con quanto previsto dalla legge 224/2012. Ma ci sono anche le “eccezioni”, coloro cioè che non sono tenuti a frequentare alcun corso perché già in possesso della qualifica di tecnico meccatronico delle autoriparazioni. In questa categoria rientra chi ha conseguito un attestato di qualifica professionale triennale di “Operatore alla riparazione di veicoli a motore” con indirizzo “Riparazione parti e sistemi meccanici ed elettromeccanici dei veicoli a motore”, sempre legato al  Sistema di Istruzione e Formazione Professionale. Nessun obbligo neppure per coloro in possesso del diploma tecnico professionale quadriennale di “Tecnico riparatore dei veicoli a motore”.

E non finisce qui. Non è necessario alcun percorso formativo per tutte le aziende che, all'entrata in vigore delle normativa nel gennaio di tre anni fa, fossero già abilitate a entrambe le attività di meccanica ed elettrauto, con dunque un bagaglio professionale completo alle spalle. Per tutte queste aziende, la qualifica di meccatronico è dunque già un dato di fatto. Esentate da tutti gli obblighi pure le persone preposte alla gestione tecnica (anche se titolari dell'attività) che, sempre al momento dell'entrata in vigore della normativa 224/2012 - lo ribadiamo, il 5 gennaio 2013 - avessero già compiuto i 55 anni, e che quindi sarebbero prossimi al tetto di età necessario a ottenere la pensione di vecchiaia.

I tempi, è banale dirlo, cominciano a stringere. Tra poco più di un anno, l'obbligo di essere “meccatronici certificati” sarà una realtà tangibile, senza vie di fuga. Il 5 gennaio 2018 sarà un vero spartiacque per la professione. E voi, vi siete già messi in regola?

Attualmente rappresentano una goccia nell'oceano, ma la loro presenza su strada è destinata ad aumentare nei prossimi anni. E un autoriparatore moderno, attento alle evoluzioni del mercato, deve essere pronto a saperle “mettere sotto i ferri”. Parliamo delle auto ibride - ma anche delle elettriche pure -, una nuova frontiera della mobilità destinata a diffondersi con maggiore incidenza nel futuro.

In questo momento, le “ricaricabili” rappresentano appena l'1% del mercato europeo ma, secondo i dati dell'Eafo (Osservatorio europeo per le alimentazioni alternative), la loro crescita è evidente. I numeri parlano chiaro: da gennaio ad agosto 2016, nell'Ue sono state immatricolate 119.766 vetture di questo tipo, con un incremento del 18% rispetto allo stesso periodo del 2015. E nei tempi che verranno, questo valore è destinato a incidere maggiormente, con una quota-mercato dunque sempre più rilevante.

Ecco perché un meccanico deve essere pronto a rispondere alle nuove esigenze legate a questo tipo di veicoli. Ma di che cosa si tratta? Partiamo dalla definizione generale: un'auto ibrida è un veicolo nel quale sono presenti due o più convertitori di energia, tipicamente un motore a combustione interna e uno elettrico che agisce “di supporto” a quello classico.

Le tecnologie sono differenti: conosciamole nel dettaglio. Una prima tipologia, definiamola basica è quella delle cosiddette “Micro Hybrid”. Queste vetture offrono semplicemente la possibilità di percorrere in modalità alternativa, ossia elettrica, pochi metri.

Sempre più diffuso, e vicino al concetto di veicolo ibrido, è invece il sistema Ima (Integrated Motor Assist) che equipaggia molte vetture e può essere etichettato come “Mild Hybrid”. Queste tipologie di auto dispongono di norma di un piccolo propulsore elettrico, solitamente alloggiato tra motore a scoppio e frizione, capace di fornire potenza supplementare alla trazione: in sostanza, questa propulsione alternativa non soltanto utilizza lo “Start&Stop”, ma aiuta anche il motore termico in fase di accelerazione. L'energia sprigionata in fase di decelerazione, poi, viene utilizzata per ricaricare le batterie.

Una terza declinazione è quella “Full Hybrid”. In questo caso, la vettura è in grado di percorrere piccoli tratti di strada a emissioni zero, con un risparmio ovviamente anche in termini di spesa per il carburante tradizionale. Una soluzione indicata soprattutto per chi si sposta molto in città, dove non serve viaggiare a velocità elevate e la richiesta di benzina o gasolio, causa traffico, sale parecchio. Queste vetture - come la Toyota Prius o la Lexus Ct200h, per citare due esempi diffusi - sfruttano motori a ciclo Atkinson, nei quali il rapporto di espansione è maggiore rispetto a quello di compressione, con il vantaggio di una maggiore efficienza rispetto ai classici “ciclo Otto”.

plug-in hybridE ci sono ancora due categorie di auto legate alla nuova frontiera tecnologica. La prima è quella delle “Plug-in hybrid electric vehicle” (Phev), veicoli ibridi le cui batterie devono essere ricaricate tramite fonte esterna (la classica presa che si trova nelle colonnine pubbliche apposite, ma ci sono anche soluzioni domestiche). Offrono numerosi vantaggi grazie a motori elettrici più grandi e potenti che, dunque, consentono di muovere senza problemi le auto fino a velocità medio alte. L'unico problema, finora, è stato legato a batterie costose e piuttosto invasive all'interno del veicolo, ma i nuovi studi promettono l'arrivo - in tempi nemmeno troppo lontani - di accumulatori più piccoli, leggeri e performanti.

Infine, ecco le “Extended-Range” - per citare un esempio, la Opel Ampera - che si muovono sempre in modalità elettrica, ma utilizzano anche un motore termico per ricaricare le batterie, che possono comunque essere “rabboccate” anche mediante presa. Hanno un'autonomia reale di qualche decina di chilometri.

Conoscere a fondo queste tecnologie, e come intervenire in caso di problemi, è d'obbligo per un autoriparatore moderno poiché la quota di mercato, come abbiamo detto, è destinata a crescere parecchio nei prossimi anni. E in questo contesto non si può trascurare una componente fondamentale: le batterie al litio. Sono una parte di rilievo nei sistemi ibridi e dobbiamo ricordare ai nostri clienti di controllarle spesso tramite sistemi di gestione Bms, componente tecnica che si evolve a velocità notevole. Fondamentale, anche in questo caso, che il meccanico sia sempre “sul pezzo” e adeguatamente informato. Attenzione anche alla centralina di gestione: la rete Can-Bus permette di scambiare informazioni fra tutte le centraline e i sensori del veicolo, rivelandosi quindi un alleato prezioso in caso di problemi.

Inutile negarlo, insomma: il mondo della mobilità sta cambiando, con i veicoli ibridi ed elettrici pronti a prendere sempre più piede in futuro. Guai, per gli “autoriparatori 2.0”, farsi trovare impreparati.

L'abbiamo già evidenziato in un nostro precedente articolo: un autoriparatore moderno non può fare a meno della tecnologia. Deve utilizzarla, però, in un modo corretto affinché non diventi inefficace o, peggio ancora, si trasformi in un boomerang. In particolar modo, i social media sono un canale indispensabile per il nostro business.

Facebook, per esempio, è un eccezionale veicolo di promozione ma, come per gli altri strumenti moderni deve essere utilizzato con criterio. Un errore comune è quello di “mescolare” il proprio profilo personale con quello dell'azienda (punto #1 infografica). Qui nasce l'inghippo: un profilo è un conto, una pagina un altro. Ed è proprio quest'ultima la scelta da fare per consentire alla nostra realtà imprenditoriale di avere una connotazione social adeguata. Il primo passo è quello di cliccare sul link “Crea una pagina” che si trova nella finestra di benvenuto (o registrazione) su Facebook: poi sarà necessario compilare alcuni campi che, fra le altre cose, ci consentiranno anche di fotografare al meglio la nostra attività (punto #2 infografica).

Quali i vantaggi di una pagina aziendale su Fb? I benefici sono molteplici, dal numero di amici - illimitato nel caso di quella business, a massimo 5.000 per la nostra area privata -, alla possibilità di creare offerte con sconti dedicati e promozioni in evidenza, senza dimenticare l'opportunità di pubblicizzare la pagina con Facebook Ads, targettizzare i post (se i fan sono più di 5.000) e programmare o retrodatare gli stessi messaggi. Tutti “trucchi” che ci consentono di ottenere risultati notevoli e fanno crescere la popolarità della nostra officina.

Se decidiamo di puntare sulla tecnologia - e, lo ripetiamo, è cosa buona e giusta -, poi dobbiamo curarla al meglio. Anzitutto, stilate un piano editoriale e attenti alla quantità (ma anche alla qualità!) di quanto postate su Facebook: non esagerate con il numero di notizie che inserite, ma siate costanti nella pubblicazione, con una scansione che sia “random” il meno possibile. E ricordate che le Fanpage sono indicizzate dai motori di ricerca, come Google, e quindi possono aiutarci a rendere “visibile” la nostra impresa. (punto #10 infografica)

Facebook per officine E poi, date una veste grafica accattivante a quanto divulgate: una bella immagine cattura l'occhio e non limitatevi soltanto a linkare un articolo interessante o una promozione voluta dalla vostra azienda, fate un piccolo cappello introduttivo che aiuti il visitatore a farsi un'idea più chiara di cosa si parla. A proposito di immagini, fate attenzione alle loro dimensioni: affinché tutto funzioni al meglio, attenzione alla grandezza. Una foto “cover”, per esempio, deve misurare 828x315 millimetri, mentre una immagine del profilo dovrebbe essere grande 180x180. (punti #6 e #8 infografica)

Inoltre, non c'è niente di più sbagliato di un'interazione lacunosa - o, peggio ancora, all'insegna della maleducazione - con i propri fan della pagina. Una mancata risposta può farci perdere qualche amico virtuale, ma peggio ancora può dare l'idea di disorganizzazione e poca efficienza: pensateci bene e, nei limiti del possibile, cercate di essere sempre puntuali. (punto #12 infografica)

Insomma, i trucchi per eleggere la nostra pagina Fb come fruttuoso strumento di lavoro non mancano. Autronica vi allega qualche consiglio utile per rendere Facebook un efficace carburante del vostro business.

Qui sotto, potete trovare un'infografica, scaricabile gratuitamente, con alcuni suggerimenti su come far fruttare al meglio il lato social della vostra officina. Continuate a seguirci per scaricare nuovi materiali utili in futuro!

 

GUARDA L'INFOGRAFICA COMPLETA

Si tratta di una vera rivoluzione culturale presso i costruttori: PSA estende la sua offerta ricambi a una nuova gamma costituita dai grandi marchi di produttori aftermarket. Per rispondere alle necessità del mercato ricambi, il gruppo vuole ormai privilegiare il pragmatismo al dogmatismo… 

E’ ormai ufficiale: PSA si lancia nella distribuzione di ricambi aftermarket! L’annuncio è stato confermato il 4 luglio durante la presentazione della nuova strategia post-vendita multimarca del costruttore presso gli investitori e direttori di 50 future insegnedi distribuzione del gruppo in Francia, in Belgio e nel Lussemburgo. All’interno del piano “Push to Pass”, questa offensiva deve aiutare PSA a rispondere meglio alle necessità dei suoi clienti in officina, a prescindere dalla marca e dall’età del veicolo, dal canale di distribuzione scelto (riparatore autorizzato, indipendente, Internet) e dal potere d’acquisto.

Una nuova rete di animatori tecnici

Nel dettaglio, questa strategia porterà PSA a proporre un’offerta di ricambi a tre livelli: reinsurance (ricambi di origine costruttore), smart buy (ricambi dei produttori aftermarket e gamma Eurorepar) e best cost (l’offerta Mister Auto destinata al grande pubblico). Ed è sul livello Smart buy che il costruttore concentra i suoi sforzi attraverso un importante lavoro di sourcing per costruire un’offerta completa. Il gruppo ha previsto di selezionare due produttori aftermarket per famiglia di prodotti (freni, scarico…) in ogni paese e di referenziare l’intero catalogo. Per questo si è servito dei servizi di una nuova direttrice degli acquisti, Delphine Lafon, proveniente da Valeo. Con questa nuova gamma, PSA spera di coprire il 98% dei bisogni del riparatore prima della fine dell’anno, lavorando sui gruppi di distribuzione indipendenti. “Ci posizioniamo nel campo concorrenziale di attori quali Autodistribution o Groupauto” sostiene Jean Baptiste de Chatillon, direttore finanziario di PSA.

Per il costruttore, l’obiettivo è chiaro: fare delle 40 insegne di distribuzionein Francia (140 previste in Europa) il one stop shop delle officine indipendenti. Si vuole anche rassicurare sulla politica tariffaria pensata per questa gamma IAM: nessuna intenzione di sfondare il mercato dimezzando i prezzi…”Seguiremo le indicazioni forniteci dai nostri partner” dichiara Jean-Baptiste de Chatillon, che precisa che la sua gamma IAM sarà riposizionatada 15 a 20% rispetto ai ricambi costruttore.

Per assicurare l’incentivo commerciale di questa nuova offerta sul territorio, i 464 ex-distributori DOPR (distrubutori ufficiali ricambi) saranno invitati a raggiungere una nuova forza commerciale dedicata. “Questi incentivi tecnici beneficieranno di una remunerazione significativa basata sul loro bacino di utenza”, conclude Jean-Baptiste de Chatillon.

Magazzino ricambi gruppo PSAAumentare il fatturato post-vendita del 10% in 2 anni

Grazie a questa nuova strategia multimarca, PSA spera soprattutto di riguadagnare le parti di mercato perse a vantaggio delle grandi insegne multimarca. “La metà dei veicoli dei nostri marchi che hanno più di 5 anni abbandona le nostre reti” lamenta Christophe Musy, direttore Servizi e Ricambi del gruppo. PSA non si nasconde e riconosce che la sua politica tariffaria post-vendita non era adattata al potere di acquisto di una categoria di automobilisti che sfuggivano alle reti.Il carrello post-vendita deve abbassarsi per una parte dei clienti”, conferma il direttore finanziario del gruppo. E’ d’altronde per questa ragione che il catalogo Eurorepar, che rappresenterà il livello gamma base del gruppo, sarà arricchito per offrire una migliore copertura del parco auto. Da qui alla fine dell’anno, esso disporrà di 9.000 riferimenti, di cui un terzo applicabile su altri marchi. Nessuna intenzione di rivedere il profitto delle reti al ribasso: il gruppo promette una struttura di margine identica per i riparatori sui ricambi aftermarkete Eurorepar.

Estendendo le gamme di ricambi e il suo perimetro di attività, PSA vuole essere ambiziosa e porsi come obiettivo l’aumento della sua attività post-vendita del 10% da oggi al 2018 e del 25% fino al 2021. Il clima è d’altronde favorevole per PSA, che non teme di cannibalizzare tra i suoi ricambi originali costruttore e aftermarket. “Finora ci limitavamo solo al 30% del mercato…Non lasciavamo il 70% alla concorrenza campando sui nostri dogmi. Non credo al rischio di cannibalizzazione: le nostre squadre consiglieranno al meglio i nostri clienti in base alle loro necessità”, assicura Jean-Baptiste de Chatillon.

FORWELT, il nuovo marchio PSA dedicato alla carrozzeria

PSA non si è dimenticata della carrozzeria nella sua offensiva multimarca. Il costruttore ha lanciato dal 1 giugno il suo nuovo marchio di consumi battezzato Forwelt.

Attualmente in sviluppo, esso deve coprire il 95% dei bisogni di una carrozzeria in paravernice e potrebbe anche estendersi alla vernice. Promettendo “prestazione e produttività” l’offerta è costituita da 520 referenze su 8 linee di prodotti: mastici, abrasivi, prodotti di preparazione di superficie, colle, appretti, vernici, indurenti… Forwelt si distingue con una gamma compatta, pensata per essere in coerenza con il processo di lavoro. I prodotti sono logotizzati con dei codici colore corrispondenti alle fasi del loro utilizzo nel processo di distribuzione.

Noi abbiamo considerato che, per conquistare un mercato molto concorrenziale della carrozzeria, avevamo bisogno del nostro MDD, come il marchio Ixell presso Renault” precisa Christophe Musy, direttore Servizi e Ricambi di PSA. Lanciata in Francia, la gamma sarà presentata prossimamente in altri paesi, a partire dall’Italia. 

Cosi come il climatizzatore non è più un optional sulle auto odierne, così la sua manutenzione non dovrebbe esserlo per autoriparatori ed automobilisti.

Quante sono le officine che propongono un controllo di routine a tutti i clienti con regolarità? Quante officine stanno sfruttando questa opportunità di profitto? Ormai quasi tutti hanno una stazione di ricarica clima e offrono questo servizio, ma nonostante ciò, viene  proposto solo su richiesta e non viene consigliato come una operazione regolare e periodica, durante la manutenzione o i Tagliandi.

Continuando i nostri discorsi sulla comunicazione corretta e costante da fare in officina, gli Autoriparatori dovrebbero in questo caso, informare i propri clienti che la sola ricarica, fatta quando l’impianto ormai non raffredda più o emana un cattivo odore, non basta a mantenere efficiente il sistema nel lungo periodo e la conseguenza di elevati costi di ripristino.

Il controllo regolare del sistema clima, infatti, oltre a mantenere una temperatura gradevole sia d'estate che d'inverno, svolge anche la funzione di filtraggio dell'aria da particelle, polveri e pollini e la deumidificazione dell’abitacolo, contribuendo dunque ad una maggiore sicurezza durante la guida in tutte le stagioni. E’ infatti provato che il rischio di incidenti aumenta all’aumentare del caldo all’interno del veicolo. Il 10% del gas refrigerante inoltre, evapora ogni anno, aumentando anche i consumi di carburante dell’auto.

I clienti che entrano in officina devo essere resi consapevoli sull’importanza di questo impianto e sui controlli regolari di cui necessita. 

Ecco dunque cosa si dovrebbe fare: Manutenzione clima auto in officina

  • Sostituire il filtro abitacolo ogni 10.000 km o almeno una volta all’anno.
  • Sostituire  o rabboccare il liquido refrigerante quando necessario e almeno ogni 2 anni.
  • Controllare il livello dell'olio nel compressore.
  • Disinfestare l'intero impianto, per rimuovere batteri e funghi stagionalmente, preferibilmente in primavera.
  • Sostituire il filtro disidratatore ogni 4 anni oppure tra i 60000 e gli  80000 km, che rimuove l'umidità  e le particelle di sporcizia dall'impianto di climatizzazione.
  • Controllare regolarmente il compressore, il condensatore, l’ evaporatore e la valvola di espansione.
  • Con il passare degli anni poi, il naturale deperimento dei materiali, come le guarnizioni in gomma, può provocare perdite all’impianto e conseguente abbassamento delle prestazioni.

Come per gli ammortizzatori e i controlli estivi Autronica ha preparato una serie di materiali di Marketing a supporto della comunicazione in officina con il cliente. Stampati e messi in evidenza nella sala d’attesa o in ufficio, oppure inviati via e-mail, attireranno sicuramente l’attenzione dei vostri clienti, creando nuove opportunità di business e fatturato ma soprattutto un ottimo sistema di fidelizzazione.

Compilando il modulo qui sotto riceverai i materiali via email, GRATUITAMENTE. Continuate a seguirci perché presto ci saranno altri nuovi consigli e materiali.

 Scarica il materiale di marketing climatizzazione

 

 

A chi di noi piace stare in mezzo alla confusione e al disordine? Certo, i gusti son gusti ma, in generale, possiamo rispondere che nessuno gradisce situazioni di questo tipo. Eppure, probabilmente senza rifletterci sopra, ogni tanto lasciamo i nostri clienti senza un’area loro dedicata nella nostra officina, facendoli attendere il loro turno in un ambiente tutt’altro che confortevole o adeguato.

Non sono molte le attività, infatti, che hanno una zona deputata all’accoglienza e ciò può avere molti riflessi negativi per la nostra impresa di autoriparazione. L’impatto visivo ha un’importanza rilevante sui nostri clienti ed è fondamentale presentarsi al meglio: la vista è il senso che più ci influenza nel giudizio e offre una prima percezione che, se negativa, difficilmente viene modificata in seguito. Anche se siamo maestri nella riparazione dei veicoli, la mancanza di uno spazio ben distinto e deputato al ricevimento clienti può “tagliarci le gambe”. Croce sopra, alla faccia del nostro know how e delle nostre qualità. E, peggio ancora, essere accolti in ambienti mal curati, che “sanno di vecchio” e dove arrivano forti e chiari (fin troppo) i rumori dei professionisti all’opera sulle auto.

Troppo di frequente ci si dimentica che il comfort è importante per un cliente al pari della nostra efficacia nel sistemare un veicolo. Come fare, quindi, per proporci con un “biglietto da visita” adeguato a chi ci sceglie? Anzitutto, dimostriamo che abbiamo per la nostra clientela il dovuto rispetto e un’appropriata qualità dell’accoglienza. Se il primo impatto arriva dal colpo d’occhio esterno della nostra attività, e da esso può già dipendere un giudizio preliminare da parte del consumatore, è altrettanto vero che un ingresso curato, ordinato e arredato con gusto può fare davvero la differenza. Predisporre un’entrata separata per i clienti, lontana dal “chiasso” che può arrivare dalla zona dove si effettuano le riparazioni, è di certo un consiglio utile. Tenere lo spazio dedicato all’accoglienza sempre pulito, e arredato in forma semplice ma accattivante, dotandolo di qualche comfort - un distributore automatico di bevande o piccoli snack, il wi-fi gratuito o magari un televisore - di certo offre un’impressione di precisione e affidabilità a chi si affaccia per la prima volta nella nostra attività. Offrire un’immagine “seria” e  professianale anche degli ambienti di lavoro è il piede giusto per cominciare: perché, talvolta, la forma può essere anche sostanza!

Nell’infografica che trovate qui gratuitamente, ecco alcuni accorgimenti per rendere la vostra sala d’attesa in officina una… fotografia perfetta della vostra realtà imprenditoriale. E continuate a seguirci per scaricare nuovi materiali utili in futuro! 

INFOGRAFICA SALA ACCOGLIENZA OFFICINA

 

 

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In futuro prenderanno sempre più piede. Le auto elettriche e ibride, la cui diffusione oggi è ancora marginale rispetto ai veicoli tradizionali legati al petrolio, sono destinate a conquistare importanti fette di mercato. Secondo le stime della Commissione europea, elettriche e ibride costituiranno il 3-4% del totale entro il 2020, ma la quota potrebbe salire al 30% nei successivi dieci anni.

E così, gli autoriparatori devono essere pronti a “mettere le mani” su queste tipologie di auto. In Italia, oggi, non esiste una normativa che obbliga i meccanici a seguire un corso o a ottenere una certificazione per lavorare sulle vetture elettriche o ibride. Però, se dovesse verificarsi un infortunio, entrerebbe in gioco la legge 186 del 1968. Che cosa specifica la normativa? L’articolo 1 specifica che “tutti i materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici devono essere realizzati e costruiti a regola d’arte”, mentre il successivo (e ultimo) punto della legge precisa che “i materiali, le apparecchiature, i macchinari, le installazioni e gli impianti elettrici ed elettronici realizzati secondo le norme del Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI) si considerano costruiti a regola d’arte”.  Dunque, in caso di problemi ed eventuale contenzioso, è prevista una verifica della conformità della “regola d’arte”.

Insomma è meglio cautelarsi, ma soprattutto bisogna essere preparati a operare su questo tipo di auto. Nei veicoli elettrici, la tensione di alimentazione del motore raggiunge valori di parecchie centinaia di volt; quindi, gli addetti alla manutenzione sono esposti a un rischio elettrico molto più significativo rispetto alle automobili tradizionali.

La normativa di riferimento, per chi mette le mani su vetture elettriche o ibride è la CEI 11-27 IV edizione. La disposizione entrata in vigore nel 2014 specifica come, pur non essendoci una precisa e rigida organizzazione aziendale per la progettazione ed esecuzione in sicurezza dei lavori elettrici, sia necessario individuare due nuove figure per la sicurezza nei lavori elettrici oltre a quelle, già previste in precedenza, di Responsabile Impianto (RI) e Preposto ai Lavori (PL). Le nuove figure sono quelle di Persona o Unità Responsabile dell’impianto elettrico (URI) e di Persona o Unità Responsabile della realizzazione del Lavoro (URL). La URI è “la unità alla responsabilità complessiva per garantire l’esercizio in sicurezza di un impianto elettrico mediante regole ed organizzazione della struttura aziendale durante il normale esercizio dell’impianto”, mentre la URL si definisce come “l’Unità o Persona alla quale è demandato l’incarico di eseguire il lavoro”. La CEI 11-27 del 2014, dunque, è la normativa di riferimento, ma è necessario seguire anche la CEI EN 50110-1 “Esercizio degli impianti elettrici”, così come il Decreto Legislativo 81/2008 “Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro”.

Dispositivi di protezione per meccanico che opera su auto elettricheTenete conto di una cosa: la CEI 11-27 IV EDIZIONE nasce per essere applicata a operazioni e attività di lavoro su impianti elettrici a tensione inferiore a 1.000 Volt e così non mancano le esclusioni eccellenti tra le quali i veicoli a trazione elettrica. In assenza, però, di disposizioni specifiche legate alla mobilità elettrica, i principi di questa normativa si applicano anche alle esclusioni.

Per operare in sicurezza, dunque, è necessario adottare i DPI (Dispositivi di protezione individuale) e le attrezzature per lavori sotto tensione, scegliendoli e utilizzandoli al meglio. Si tratta per esempio di scarne antifortunistica con suola in gomma e senza puntale di ferro, attrezzi dai manici isolati, guanti in gomma specifici ed occhiali o visiere per proteggere gli occhi da eventuali scintille. Come orientarsi? Anzitutto, è necessario che il meccanico che opera su un veicolo ibrido ed elettrico deve essere stato formato e informato sui rischi derivanti dai lavori su apparecchiature elettriche, diventando quindi un PES-PAV (Persona esperta - Persona avvertita). Per assumere questa qualifica, è necessario partecipare a un corso di formazione che fornisca le competenze necessarie. Questa iniziativa ha la durata di 14 ore effettive, 10 delle quali legate al livello 1A “Conoscenze teoriche” e 4 ore per il 2A “Conoscenze teoriche di base per lavori sotto tensione”.

L’imprenditore, una volta che il proprio collaboratore ha seguito il percorso formativo, avrà così la possibilità di attribuire la qualifica PES/PAV all’operatore attraverso la compilazione di un modulo, da approntare in doppia copia e che deve essere firmato sia dal datore di lavoro, sia dall’incaricato interno all’azienda. Il collaboratore con attribuzione PES/PAV potrà svolgere la manutenzione, dunque, nel rispetto delle istruzioni dettate dalla normativa vigente. È possibile anche produrre un’autocertificazione, basata su conoscenze teoriche e pratiche, oltre che delle normative vigenti: il documento deve essere legato a percorsi formativi antecedenti o esperienze lavorative pregresse sugli impianti trattati. Fondamentale ricordare una cosa: per operare su un veicolo ibrido ed elettrico è necessario essere consapevoli dei rischi dell’elettricità sul corpo umano, conoscendo quali sono le procedure da seguire in caso di incidente, kit attrezzi isolatil’abbigliamento e la strumentazione da utilizzare durante i lavori. E’ anche consigliabile riservare un’apposita area differenziata e ben delimitata in officina per la riparazione di queste vetture. Infine è opportuno non lavorare mai da soli su un auto elettrica ma in coppia, in modo che un collega possa sempre intervenire in caso di  necessità.

E le Case costruttrici, in tutto questo, come si pongono? Alcuni marchi richiedono il sezionamento della vettura (messa in sicurezza della stessa) mediante interruttore o sezionatore che, andando a interrompere il circuito di alta tensione, consente di operare sulla vettura. E questo vale per tutte le parti dell’automobile “griffata” dalla Casa. Altri costruttori, invece, contemplano il sezionamento soltanto per intervenire su alcuni sistemi del veicolo, mentre per altri sistemi non è fondamentale sia così.

Insomma, è bene essere pronti a entrambe le eventualità, seguendo le prescrizioni delle singole Case in merito alle vetture ibride o elettriche. L’importante è essere preparati!

In ogni attività, saper valorizzare il proprio business con una comunicazione efficace e d’impatto può aiutare ad incrementare lavoro e guadagni. E questo vale anche per  le vostre autofficine. Lo abbiamo detto in tanti modi: il cliente va istruito e stimolato, e spetta a voi farlo!  I clienti si fidano delle vostre competenze e dei vostri consigli, quindi perché non sfruttare anche la bella stagione per proporre un controllo approfondito dell’auto magari abbinato ad una bella promozione?

Da sempre l’estate è un periodo piuttosto tranquillo per le autofficine ma voi e la vostra intraprendenza potrete renderlo più movimentato. Ogni cliente che parte per le vacanze, desidera trascorrere serenamente le proprie ferie e spiacevoli inconvenienti alla propria auto minerebbero sicuramente questa serenità. Con queste forti motivazioni possiamo proporre ai clienti un controllo approfondito della vettura  e la sostituzione di eventuali componenti usurati ad un prezzo promozionale.

Sapete che soltanto il 62% degli automobilisti Europei sono abituati a fare un controllo stagionale della propri auto e di questi il 78% delle vetture necessita solitamente di una sostituzione di un componente? Questi sono decisamente dati da non sottovalutare, che fanno ben sperare in un successo per le vostre iniziative estive. I componenti più sostituiti sono Olio motore, Filtro dell’aria, liquido di raffreddamento e a seguire cinghia, spazzole tergicristallo, pneumatici e altri.

Come per gli ammortizzatori abbiamo preparato un serie di materiali che potete scaricare ed utilizzare nella vostra autofficina per proporre i controlli estivi e preparare le auto dei vostri cliente a delle vacanze lunghe e serene. A questo potrete abbinare un offerta competitiva per la sostituzione del componente usurato. Inoltre il vostro intervento può far risparmiare consumi e denaro al cliente ma a beneficio della vostra attività commerciale. Cosa aspettate ad approfittarne?

 

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